Resistente nel tempo

e i miei amici io li ho chiamati piedi
perché ero felice solo quando si partiva...
(analfabetizzazione - claudio lolli)




lunedì 16 gennaio 2023

Quando Riccardo mi invitò a giocare con i titoli delle canzoni di Guccini 😂

Come ho scritto qui altre volte, a cavallo del millennio prima dell'avvento dei social esistevano quelli che si chiamavano newsgroup, dove gruppi più o meno folti di persone discutevano postando su un tema riguardante qualcosa o qualcuno di specifico. Questo tema poteva essere un personaggio (o più di uno), un luogo, un concetto ben preciso, un insieme di oggetti comuni, o altro. Allora si usava il termine OT per dire che si era usciti fuori tema, o IT per dire invece che il post era in tema. Poi spesso accadeva che i partecipanti al newsgroup, chi più chi meno, diventassero amici! E nel mio caso dopo 20 anni alcuni di loro sono rimasti e l'affetto che ci lega è sempre enorme.

Uno dei newsgroup più attivi nella rete era senz'altro quello dedicato a Francesco Guccini, ed è da qui che ho tratto lo spunto per questo post! Scommetto già che molti di voi rideranno per diversi minuti quando finiranno di leggere 😂 E sì, come è giusto che sia per un newsgroup dedicato a una persona incredibile che ne diceva di tutti i colori ai suoi concerti facendoci ammazzare dal ridere! Voglio ricordarne una su tutte, e cioè quando, prima di cantare "Al trist", diceva sempre (lo riporto dal disco live) queste parole: "E se qualcuno non capisce, sfiga per lui, perché tanto alla radio ascoltate il 90% di musica americana e non capite un cazzo, potete una sera ascoltare il dialetto modenese con lo stesso effetto" 😂 Si rideva davvero tanto nel newsgroup! Certo, si parlava anche tantissimo di Guccini ovviamente e tante discussioni erano incredibilmente interessanti, ma si rideva anche parecchio!

Sono tanti gli amici che ho conosciuto su questo newsgroup e a cui ho voluto veramente bene, e ad alcuni con cui siamo rimasti in contatto ne voglio ancora! Uno di questi, con cui purtroppo ci siamo persi, ma che è rimasto costantemente nel mio cuore, è sicuramente Riccardo Venturi, conosciuto su blogger per i suoi post molto belli su cui non fa commentare sul suo blog dal titolo in greco, e conosciuto anche per il suo bellissimo sito "Canzoni contro la guerra" che trovate citato qui sulla pagina principale sulla colonna di destra. Riccardo è un genio, conosce e parla perfettamente più di 20 lingue, e se non ricordo male ha scritto pure un dizionario islandese-italiano-islandese, o qualcosa del genere. Se ne inventava di tutti i colori, per esempio le riscritture gucciniane, in cui lui riscriveva interi testi di Guccini riadattandoli goliardicamente a argomenti ben specifici. Me ne ricordo uno, "Kimono", in cui orientaleggiava "Eskimo"! Fantastico! E invitava spesso pure noi a farlo, e pure io mi sono cimentato, soprattutto quando c'era da smascherare dei troll! 🤣

Uno dei nostri famosi raduni del newsgroup a Verghereto

Nella foto qui sopra, ritrovata dalla nostra amica newsgrouppara Paola (è una di coloro con cui sono rimasto in contatto e a cui voglio molto bene), c'è uno dei nostri raduni del newsgroup in un posto meraviglioso dove siamo stati due o tre volte, si chiama Verghereto ed è in provincia di Forlì-Cesena. Ci siamo Maria e io in mezzo col cartello di Pavana (che ha una storia anch'esso), alla sinistra di Maria c'è Paola, mentre Riccardo si trova in piedi a destra, sempre guardando la foto. E chissà che non si faccia vedere qui in questo post Riccardo. Non so come fa, ma quando parlo di lui qui sul blog in genere rispunta e commenta! Mi piacerebbe tanto se lo facesse! ❤️

Ma, vi sarete chiesti, perché mi è venuto in mente di scrivere questo post, da cui il suo titolo? Perché ho ritrovato in un mio hard disk un cimelio incredibile! Sto ridendo infatti da un quarto d'ora, non ci si crede! 🤣 Quello che ho ritrovato è una cosa che postai sul newsgroup, su invito del Venturi ovviamente, che mi sta facendo sganasciare dalle risate! Non riesco a smettere, vi giuro! 🤣 E non oso immaginare che cosa potesse avere postato Riccardo 😂😂😂

Chissà, magari farò la stessa cosa con un po' di canzoni di Lolli naturalmente! 💯😂

Pronti per ridere? 😂😂😂 Ovviamente dovete conoscere i titoli delle canzoni di Guccini per massimizzare le risate che spero vi farete 😉

Se qualcuno ovviamente si vuole cimentare, si può accomodare nei commenti 😉🤣


GIOCARE CON I TITOLI DELLE CANZONI DI GUCCINI

Primo giorno di vita di un logorroico: Nacque
Ultimo giorno di vita di un logorroico: Tacque
Punto dove il fiume si getta nel mare: Rio è morto
Combattere con la Matematica : Canzone delle equazioni differenziali
La padrona del locale "La Bella Napoli": Nostra signora della pizzeria
Previsioni del tempo: Le piogge capite
La piazza che si svuota: Un altro attorno è andato
Ordine disdetto: Un altro storno è andato
Ennesimo tradimento: Ho ancora le corna
Cosa fa Berlusconi al processo: Ritratta
Sempre quel famoso logorroico: Prolysseus
Attività lavorativa: Una mansione
Richiesta leghista al governo: Pensione per il Cè (1)
In città alle due del pomeriggio in estate: In piazza si gronda
Uscite fuori porta: Gite
Denominazione di un crocevia romano (zona Eur): Semaforo Colombo
Un genovese quando c'è una colletta: Certo non dai
Una bambina che ottiene sempre tutto: Viziatta
Berlusconi dal parrucchiere: La tua vanità

(1) Il leghista Alessandro Cè

venerdì 30 dicembre 2022

Come ho scoperto Lolli

Il mio ultimo post dell'anno non poteva che essere dedicato a Claudio, e ne approfitto per fare gli auguri di buon anno a tutti! Anche se, con l'attuale situazione politica, c'è poco di buono da aspettarsi con danni non solo all'economia, ma anche alla democrazia! Sono davvero molto preoccupato! Claudio diceva sempre che ci si può salvare la vita con la musica, anche se purtroppo non basta per evitare di ascoltare la disumanità da cui siamo sempre più circondati, o come diceva lo stesso Claudio da quest'odio moderno e contemporaneo 🙄

"Salvarsi la vita con la musica" è stato anche un film documentario dedicato a Lolli prodotto dal mio amico lolliano Salvo Manzone, scaricabile anche da YouTube! Per cui ci provo a salvarmi la vita con la musica, o almeno quella parte di vita che riesco a salvare, raccontandovi come ho scoperto Claudio! Devo tutto a una mia vecchia amica catanese, che si chiama Anna!

Ai tempi dell'Università, che ho frequentato a Messina (ovviamente mi sono laureato in Matematica, giusto per rendere giustizia a questo blog 😍), facevo praticamente di tutto. Giocavo a basket in serie D (altro elemento di questo blog 😍), suonavo la chitarra (altro elemento di questo blog 😍) e cantavo spesso con gli amici, ma nel primo anno i più suonati erano Guccini e De André, che erano la mia colonna sonora dell'epoca. Non sapevo però ancora che cosa mi aspettava.

Viaggiavo anche spesso, e mi capitava di prendere il treno in giro per la Sicilia. Una delle mie mete era Catania, dove c'era una mia cugina, e spesso stavamo tutti insieme io, mio fratello e i cugini siciliani, fra cui anche lei.

Un giorno vedo arrivare una lettera a casa (vecchi tempi senza la posta elettronica), ed era Anna! Mi disse che mi aveva voluto scrivere perché mia cugina, sua amica, le aveva parlato spesso di me. Fu una sorpresa bellissima, e abbiamo cominciato a scriverci e a sentirci, sempre in amicizia. Un giorno andai a Catania e andai a trovarla. Passeggiammo un po' per il bellissimo lungomare di roccia nera di Catania, e a un certo punto prima che io ripartissi per Messina lei mi disse di salire a casa sua, perché aveva qualcosa da darmi. Mai avrei potuto immaginare di che cosa si trattava.


Ebbene sì, era proprio una cassetta C60! Lei mi disse "ascoltiamola insieme e poi te ne vai". Partiamo col lato B, me lo ricordo ancora! "Quelli come noi" fu subito un colpo al cuore nei confronti di quest'uomo che avrei amato per tantissimi anni a venire fino a quando ci ha lasciato, e anche dopo, e che continuerò ad amare!

Quelli come noi, la prima canzone di Claudio che ho ascoltato 

Ecco, quella cassetta del famoso album delle 5 mila lire, ovvero Aspettando Godot, me la ricordo ancora, dire quanto l'ho consumata è impossibile e sarebbe riduttivo! 

Da lì ad oggi le scoperte a mano a mano di tutti i suoi album e di tutte le sue canzoni si sono susseguite in maniera incredibile, e ogni singola volta è stato meraviglioso!

Il resto è storia e si trova in questo blog...non tutto ovviamente, perché si potrebbe parlare di Claudio per giorni e giorni, senza stancarsi mai! E sicuramente scriverò altro di lui! Intanto avevo voglia di condividere anche questo con voi, ovvero come scoprii l'uomo che mi avrebbe cambiato la vita! ❤️




venerdì 25 novembre 2022

L'osceno del villaggio di Federico Salvatore

Questa è un'altra recensione che dovevo scrivere nel sito scomparso della Brigata Lolli, ma poi non l'ho più scritta. E per questo voglio cogliere l'occasione per farlo adesso, in questo luogo che mi appartiene e dove insieme a tanti di voi abbiamo condiviso tantissimi pensieri! 

Come già vi ho raccontato nei post precedenti, il sito scomparso della Brigata Lolli (detta affettuosamente "Bielle" e ora rimasta solo come pagina Facebook) ospitava quei cantautori di nicchia che pur essendo bravissimi non hanno avuto quella visibilità che avrebbero meritato! Uno di questi è sicuramente Federico Salvatore, un napoletano verace che ultimamente non sta tanto bene purtroppo (e per questo voglio mandargli da qui tutto il mio affetto possibile, dicendogli "Forza Federico siamo con te!").

Federico Salvatore in passato si fece conoscere dal pubblico napoletano con una serie di album goliardici, come per esempio Azz, in cui faceva ridere ma nello stesso tempo raccontava delle realtà, come ad esempio nelle due Ninna nanna, di cui qui c'è la prima! Successivamente è diventato un personaggio decisamente scomodo, per questo dimenticato dai media, un uomo vero che non si è mai piegato a nessun compromesso e che, pur avendo tutte le carte in regola per sfondare e fare una carriera strepitosa, ha scelto, sapendolo, il rischio di restare nell’ombra, cosa che si è poi purtroppo avverata.

Il disco di cui vorrei parlare però è quello che più mi è rimasto nel cuore, quello in cui Federico denuncia, parla degli ultimi senza dimenticare un po' di goliardia.


Federico Salvatore non l’ha mandata a dire proprio a nessuno, anzi, ha preferito farlo di persona in questo splendido album, mettendoci la faccia.  Per questo mi sento molto onorato di scrivere qualcosa su di lui, e così ho pensato di farlo recensendo proprio l’album che lo ha allontanato dal commerciale, ma che lo ha fatto entrare, insieme ad altri motivi, prepotentemente nel mio cuore, e penso in quello di tanti altri come me. Ringrazio il mio amico Ezio per avermelo fatto conoscere! 

Manifesto di questo album, che si intitola L’osceno del villaggio, può essere considerata sicuramente "Se io fossi San Gennaro", una sorta di protesta sotto forma di lettera ai napoletani.

Se io fossi San Gennaro (Federico Salvatore)

Ascoltandola si capisce tutto, le denunce che fa sono molto forti e, dopo 20 anni dall'uscita del disco, ancora molto attuali, soprattutto adesso...

È perciò che mi accaloro coi politici nascostiperché solamente loro sono i veri camorristia cui Napoli da sempre ha pagato la tangentee qualcuno l'ha incassata con il sangue della gente!

Forse la canzone a cui sono più affezionato è proprio quella che dà il titolo al disco, ovvero "L'osceno del villaggio". Anche questa contiene un'altra serie di denunce, tramite parole forti, quasi parolacce, che diceva di non dire mai da piccolo, ma che a volte è stato inevitabile dire. Ci sono affezionato soprattutto per questi versi:

Ho fatto il classico ed in quell'ultimo anno scolastico '76
per dare l'anima ad un politico il voto minimo fu 36.
Ma ero giovane e mi imbottivano di grosse pillole d'ideologia,
mentre il politico coi soldi pubblici in sud America volava via.
Ah! Che figlio 'e zoccola! Uscì di colpo dalla bocca mia.
Ah! Che figlio 'e zoccola! Uscì quel giorno dalla bocca mia.

Anche io, come Federico, sono uscito dal classico con 36, pur avendo la media quasi dell'8 (almeno si doveva rispettare il curriculum, cosa che nemmeno il membro interno buon anima si sbattè per ottenere)...il tutto perché mi capitò una commissione di gente schierata decisamente dalla parte opposta alla mia, sicuramente nostalgica del ventennio. E alla fine non esitarono a mettermi 1 al tema di italiano sul Parlamento Europeo perché avevo espresso idee secondo loro troppo di sinistra! Davvero uno schifo!

Un'altra canzone che mi piace menzionare è "C'era nel vicolo", piena di denunce anch'essa verso politici corrotti che lui paragona a un cabaret. Mi piace menzionarla perché la musica mi ricorda molto De André.

Poi c'è un pezzo molto commovente intitolato "Le scarpe", in cui sottintende secondo me un pensiero agli ultimi che forse le scarpe non le hanno mai potute nemmeno vedere (E quali scarpe ho regalato nei pacchi di beneficenza e con quel gesto ho superato l'esame con la mia coscienza...ma quelle che fanno più male le scarpe dell'indifferenza)!

Poi si parla di corruzione e raccomandazioni senza cui non si va avanti ("A chi conosco"), anche questa molto attuale e vent'anni fa Federico è come se ci avesse visto lungo con quello che sta facendo questo governo (A chi conosco all'Ufficio Comunale che mi condoni la villa che ci ho al mare)!

Per chiudere questa recensione  non può mancare quel Federico Salvatore goliardico, con una canzone con la quale veramente ci si ammazza dalle risate! 😂 Sto parlando di "Tournée", dove Federico scherza fingendosi una personaggio di spettacolo che fa conquiste femminili assurde in tutta Italia...per poi però dovere stare attento di tornare a Napoli dove c'è sua moglie (sta casa aspiett a te😂😂😂 Niente, non dico altro, questa canzone va ascoltata e basta!

Tournée (Federico Salvatore)


lunedì 7 novembre 2022

"Altro?" "Altro?" "Altro?" Esatto, era proprio Milano! Ma c'è anche un po' di amicizia qui!

Dai, ho deciso che vi devo far fare una risata 😃 Prima però voglio fare una sorpresa ad alcuni miei amici ❤️

Pochi mesi dopo che ci eravamo trasferiti a Pomezia, a pochi passi da Roma vicino al mare, viste anche tutte le mozzarelle di bufala buonissime che avevo mangiato a Napoli, nella città di mia moglie Maria, e che ho sempre adorato anche prima di conoscerla, abbiamo scoperto l'esistenza di un posto, chiamato Il Bocconcino, specializzato in mozzarelle di bufala. Questo andava a coprire le carenze di tutti i supermercati, in cui le mozzarelle di bufala non erano così buone come eravamo abituati a mangiarle.

Mozzarella di bufala con olio d'oliva

In questa foto che vedete c'è uno dei piatti secondo me più buoni in assoluto, ovvero mozzarella di bufala con olio d'oliva, ma in questo caso la mozzarella del Bocconcino si univa all'olio d'oliva buonissimo che ci ha mandato i nostro amico Mimmo, che io chiamo affettuosamente Mimmuzzo, papà della mia piccola amica Greta, che mi chiama zio! ❤️

Greta e io a Modena al suo diciottesimo

Ho conosciuto Greta e la sua bellissima famiglia a Modena, in occasione del Premio Pierangelo Bertoli di pochi anni fa, quando lei contemporaneamente festeggiava il suo diciottesimo compleanno! Quando ho visto che lei si era commossa al nostro pranzo per tutto l'affetto che aveva ricevuto, sono andato subito ad abbracciarla! Ed è da lì che la nostra bellissima amicizia è cominciata e che lei ha iniziato a chiamarmi zio Nico senza smettere mai fino a oggi ❤️

Poi siamo diventati amici con tutta la sua famiglia, composta da Greta e suo papà Mimmuzzo, da sua mamma Mariarosaria e dalle due dolcissime sorelline Marianne e Gioia, e siamo anche andati a trovarli in Calabria! 😍 Mamma mia che abbuffata che ci faceste fare! 😋 E quanto bene vi vogliamo! ❤️

Noi e la bellissima famiglia di Greta

E' da quel momento che è cominciata anche la degustazione del loro olio d'oliva, che ora di tanto in tanto ci facciamo inviare a casa dallo stesso Mimmo! Una bontà indescrivibile! 😋

E la risata dov'è, direte voi? Sta arrivando, ancora qualche secondo di pazienza, ma ci tenevo a dedicare un post a questi miei meravigliosi amici! 💛

Torniamo al Bocconcino per arrivare alla risata (che forse dal titolo si intuisce). Come accade spesso da quando abitiamo a Pomezia, compriamo la mozzarella di bufala in questo negozietto, dove a servire c'è una ragazza che si chiama Mirella che è davvero gentile e deliziosa, e quando io o Maria la chiamiamo al telefono per ordinare ci riconosce immediatamente!

L'ultima volta che ci sono andato, ho chiesto le mozzarelle e Mirella me le ha preparate, quando ha finito mi ha detto "Altro?" e io ho chiesto il pane, e dopo averlo preparato mi ha chiesto sempre "Altro?", e avanti così fino al quando aveva preparato tutto! In quel momento, mentre mi serviva, io mi sono ricordato di un fatto molto divertente che succedeva sempre a Milano, dove ho abitato per 20 anni. Lo sapete che a Milano corrono tutti e hanno tutti una gran fretta! Per i milanesi il tempo è davvero denaro e va risparmiato! Infatti questa fretta non succedeva solo mentre li vedevo camminare per strada a passo velocissimo! Succedeva anche nei supermercati o nei negozi di alimentari, e questa cosa mi è rimasta impressa più che il fatto di camminare veloce, e mi faceva ridere ogni volta! Ho raccontato a Mirella, facendola ridere a crepapelle, che lei chiede se voglio altro appena ha finito di preparare quello che ho chiesto, mentre quando abitavo a Milano, in qualunqiue supermercato o negozio di alimentari andassi, chi mi serviva iniziava subito a dire "Altro?" "Altro?" "Altro?" eccetera appena iniziavano a preparare, in modo da risparmiare il tempo necessario a chiederlo dopo e che poteva diventare tempo morto, in modo tale che mentre venivo servito potessi elaborare tutto quello che volevo dopo! 😂 Ma la cosa ancora più divertente è che quell'"Altro?" spesso veniva detto due o tre volte di seguito, probabilmente anche per abitudine, e io mi iniziavo a preoccupare e ad andare in panico quando la mia mente non si ricordava in quel momento quello che dovevo comprare 😂😂😂

Ecco, sono sicuro che molti di voi hanno riso, chi tanto chi poco, ma sono certo che anche i miei amici lombardi che leggeranno si faranno due sonore risate! 😂

mercoledì 12 ottobre 2022

Furti di identità e autenticazione a due fattori

Ciao a tutti! Questo post è un po' diverso dal solito, ma magari potrebbe essere utile a qualcuno!

Ultimamente stanno avvenendo su quasi tutti i social, soprattutto su Instagram, dei furti di identità studiati ad arte, che spesso causano brutte sensazioni che vanno dalla semplice incazzatura, e possono raggiungere anche forti depressioni, a seconda del carattere di ognuno di noi!

Furti d'identità

furti d'identità, come si può vedere in questa immagine presa da questo articolo di Techfromthenet scritto da Barbara Tomasi, avvengono soprattutto sui dispositivi mobili, perché rispetto ai Personal Computer sono quelli dove è più facile fare del cybercrime proprio per le caratteristiche dei cellulari o tablet, nei quali è più complicato fare delle verifiche immediate sul contenuto di siti, immagini e messaggi vari.

In rete ci sono tanti tipi di persone con caratteristiche molto diverse le une dalle altre. Ci sono purtroppo tantissimi odiatori seriali, che non esitano a offendere gli altri, basandosi principalmente su genere o sesso, soprattutto in quei casi in cui le altre persone non la pensano come loro, e lo abbiamo visto con i migranti e di conseguenza con chi sosteneva e sostiene il fantastico Mimmo Lucano! Ma in rete per fortuna ci sono anche tantissime belle e brave persone, molto spesso altruiste e quindi nettamente migliori di tutti gli odiatori di cui parlavo prima, che sono fondamentalmente egoisti!

Vi volevo parlare di uno dei metodi più frequenti usati attualmente dai criminali del web, che si basa soprattutto sulla presenza in rete di queste belle persone altruiste! Visto che ormai l'apertura dei link sconosciuti, che prima era all'ordine del giorno, oggi difficilmente avviene, i cybercriminali si sono inventati questo metodo subdolo, che consiste nel chiedere via messaggio la cortesia a una di queste brave persone di aiutare uno dei propri contatti, fra quelli con cui si è interagito di più, a recuperare la propria identità che era stata bloccata per qualche motivo sconosciuto da Instagram (o da Twitter, Facebook, TikTok, e altri). Peccato che questo contatto che chiede il favore era stato già hackerato dal cybercriminale da quel poco tempo che basta per non far sospettare il malcapitato. Accettando di dare quest'aiuto, sicuramente la persona dovrà digitare utenza e password mentre viene monitorato con il contatto hackerato. E il gioco è fatto per il cybercriminale, user e password salvate e immediato cambio del numero di telefono di recupero dell'identità! Questi cybercriminali poi, conoscendo per ovvie ragioni il numero di telefono della persona derubata, le fanno una telefonata e chiedono parecchi soldi per restituirle l'identità! Davvero micidiale e assurdo! 😡

Io da persona prevalentemente altruista sarei tentato ad aiutare, e mi è pure arrivato uno di questi messaggi da un contatto con cui interagivo abbastanza, ma per fortuna i miei 36 anni di specialista informatico, con gli ultimi 3 anni di azienda passati nella Security, mi hanno fatto immediatamente pensare a un cybercriminale. E infatti ho lasciato subito perdere il messaggio. A due miei amici purtroppo era già successo, e quando ho chiesto loro la modalità mi hanno poi confermato esattamente che era avvenuto proprio così.

Il modo migliore per proteggersi da questa eventualità, e da tutte le altre, è quello di impostare sulle proprie identità social l'autenticazione a due fattori.

Login tradizionale non più sufficiente


Quest'operazione non è molto complessa, e ogni social permette di implementarla. Bisogna collegarsi al social con il proprio dispositivo principale, e cercare le impostazioni di Sicurezza, che certamente ha fra le possibili scelte Autenticazione a due fattori! Il risultato finale che si otterrà è che chiunque acceda con un nuovo dispositivo, che sia cellulare, tablet o PC, sarà obbligato a digitare una sequenza di caratteri che arriverà via SMS sul nostro cellulare o, meglio, sarà generata automaticamente da un'app di autenticazione digitale gratuita, come per esempio IBM Verify, Google Authenticator, Duo Mobile o altre! La scelta del metodo va effettuata quando si imposta l'opzione di Sicurezza di Autenticazione a due fattori.

Io, anche perché nella mia ex azienda l'ho usato parecchio (mi occupavo proprio di autenticazione a due fattori su sistemi mainframe 😉), ho scelto di utilizzare IBM Verify! Vi faccio vedere l'esempio e poi vi saluto, sperando di poter essere utile a qualcuno! 

Processo autenticazione a due fattori

Nell'immagine sopra che vi ho creato, dopo aver installato IBM Verify (ma va bene anche un'altra app come Google Authenticator o Duo Mobile) e averlo impostato su Facebook come metodo di seconda autenticazione, ho tentato un accesso sul mio Facebook da un altro dispositivo e Facebook mi ha chiesto giustamente di digitare il secondo fattore di autenticazione, io ho aperto l'app IBM Verify (prima freccia blu), ho cliccato su Facebook (seconda freccia blu), ho ottenuto il secondo codice di autenticazione (terza freccia blu) e infine ho digitato quel codice 321077 (ovviamente non è lo stesso da me effettivamente ottenuto) nel punto in cui me lo chiedeva Facebook e sono entrato con quel dispositivo.

Intanto, anche se non vi è successo ancora nulla, io l'autenticazione a due fattori la imposterei comunque! 👍🏻

Un abbraccio 🤗
Nico


martedì 27 settembre 2022

Claudio Lolli - Voglia di silenzio

E adesso è il turno del mio amato Claudio Lolli, ripubblico molto volentieri la recensione che scrissi per la Brigata Lolli di questo disco meraviglioso, meno conosciuto di altri ma non per questo meno bello. In questo disco c'è anche una delle canzoni che più mi identifica, ovvero Via col vento, in cui c'è proprio rappresentato quello che io avrei voluto essere, ma che le vicissitudini della vita non mi hanno permesso di essere, ovvero un professore.  E in “Via col vento” è rappresentato proprio quel tipo di insegnante anarchico che mi sarebbe piaciuto essere! 💙

L'album è questo che vedete qui sotto, e subito dopo come al solito in azzurro la recensione, nella quale mi è piaciuto sottolineare anche alcune intersezioni (termine che mi piace come sapete) con l'album L'uomo occidentale di Bennato del quale ho ripostato la recensione (cliccare qui se volete leggerla o rileggerla) alcuni giorni fa!

Copertina album Claudio Lolli (omonimo)

Claudio Lolli: Voglia di silenzio (La Brigata Lolli, 1 giugno 2004)

La canzone che fino a oggi mi ha dato più brividi non è di Guccini.  Non è nemmeno di De Andrè.  Eppure questi due meravigliosi signori hanno saputo darmene di brividi in tutti questi anni.  E tanti!

Quella di cui parlo è una bellissima canzone, di quelle che riescono a cambiare la visione delle cose, che rispecchia in pieno quella che è ormai da qualche anno una delle mie esigenze primarie: voglia e bisogno di silenzio!  Come dice il mio amico Red, a volte è bello capirsi senza parlare!  Così come sarebbe bello se tanta gente che ci circonda, dal mondo politico a quello sportivo, dalla cerchia dei conoscenti a quella dei colleghi di lavoro, dai parenti agli amici, provasse a chiudere gli occhi lasciandosi trasportare dai pensieri o, perché no, provasse a godere di questa incredibile sensazione.  È bello a volte starsene in silenzio, scoprire, gustare il silenzio che la mente può offrirci anche in presenza del rumore più assordante, ascoltare in silenzio una persona cara, godersi il silenzio dei propri sentimenti che non hanno nulla da dire perché si esprimono da soli (“tutte le lingue del mondo non ci servono per capirci e l'unica lingua che ho non mi basta per baciarti, per baciarti dove vorrei, dove sei bella come sei, dove non c'è mai stato bisogno di parlare” – Tutte le lingue del mondo, quarto splendido brano dell’album che stiamo scoprendo insieme), immergersi nel silenzio della penombra della propria stanza in quei momenti in cui non si sa che cosa fare per prima e non si ha nemmeno voglia di pensarci.

Una volta esisteva un silenzio che parlava:

...
ripensando a quel silenzio magico,
quel silenzio che non c'era più,
e ai rumori del mondo, antipatici,
dispettosi alzavano il bicchiere,
e i più romantici svillaneggiavano 
mostrando il sedere...

Sì, la canzone magica è questa, “La fine del cinema muto”, di Claudio Lolli, contenuta nell’album del ritorno di Claudio sulla scena, sulla nostra scena, “Claudio Lolli – Omonimo” del 1988.  Si è trattato di un ritorno alla sua maniera, cioè appunto in silenzio.  Tanto è vero che molti dei suoi estimatori non se ne sono nemmeno accorti subito, ma soltanto dopo qualche anno quando Claudio, assieme al suo chitarrista e amico fraterno Paolo Capodacqua, ha cominciato a proporla durante i concerti del loro “Viaggio in Italia”.  E allora la domanda era d’obbligo “Ma allora hai scritto qualcos’altro in questi ultimi anni?”  Inutile dire che, per noi, si è trattato di un ritorno alla grande.

“La fine del cinema muto” ci trasporta, fra un brivido e l'altro, in un mondo magico, in cui più si cerca di rimanere e da cui invece purtroppo più si continua a uscire.

...
si perdevano in discorsi accademici
sulla storia e il suo occhio di lince,
per capire se è vero che chi perde ha torto
e che ha sempre ragione chi vince...

Già, chi perde ha torto e ha sempre ragione chi vince!  È la ferrea regola del “saper campare”!  E non solo!  Edoardo e Eugenio Bennato hanno ripreso questo stesso concetto applicandolo alle guerre (“perché il più debole ha sempre torto e il più forte ha sempre ragione” – A cosa serve la guerra – da “L’uomo occidentale” di Edoardo Bennato), ai motivi futili e insensati per cui vengono combattute.  I potenti una guerra la vincono sempre, i deboli la perdono sempre.   Non ha bisogno di commenti!  I parallelismi fra i due album non sono però finiti.  Il secondo splendido brano del disco di Lolli, “Aspirine”, è anch’esso un pezzo da ascoltare in silenzio, al quale si riconduce in qualche modo “Every day, every night – A Kiev ero un professore” del disco di Edoardo.  I due personaggi, il professore di filosofia di Bennato (“perché tra il mio futuro ed il mio passato questa terra di nessuno è un passaggio obbligato”) e l’uomo descritto da Lolli (“c’è terra di nessuno fra l’angoscia e Gorbaciov... e lì vorrei portarti e riposarci ancora un po’”), si trovano entrambi a fare i conti con un passato, che comunque non rinnegano, per rivedere il proprio ruolo nella società il primo, e il proprio rapporto sentimentale il secondo.

Si passa poi dalla quotidianetà, sempre silenziosa, de “La pioggia prima o poi” (“Le impressioni solite della luce e del colore si mescolano a un brivido di aria mattutina, le automobili cominciano a muovere le ore, ti spettino un orecchio e ti faccio più carina... e la città è già nuvola, oasi senza deserto, e camminiamo tutti dentro alla carta velina, sotto a un cielo pirata, con un occhio coperto, la pioggia, prima o poi, ci arriverà vicina”) al perenne contrasto chiaro con le ferre regole della società, per la quale il tempo è denaro, laddove per Claudio invece è molto più importante, direi fondamentale nella vita di tutti i giorni, quel tempo, appunto “Tempo perso” (“il tempo ci scrittura come un impresario, noi lavoriamo gratis nel suo calendario e con un contratto ci farà pagare le poche cose che riusciamo a rubare, i baci rubati dietro le colonne o nel tempo perso di una notte insonne”), che invece denaro non è, ma rappresenta ben altro per noi che transitiamo velocemente in questa vita (“il tempo presente non si conosce, perde tempo a difendersi dalle angosce, si rifà vivo, molto invecchiato, solo quando sarà tempo passato”) e che avremmo anche il diritto di godercela un po’, in silenzio.

Chiude il disco un brano che secondo me è un vero capolavoro, sia per la musica (probabilmente è l’arrangiamento meglio riuscito di tutto l’album), che si lascia ascoltare ancora prima di far caso alle parole (cosa non facile nelle canzoni di Claudio), ma soprattutto per come racconta quello che racconta.  È un pezzo che mi tocca profondamente, che tocca una dimensione (quella del professore) sempre silenziosa, che è tutta mia e che sono riuscito solo di sfuggita a sfiorare con mano.  Credo proprio che insegnare sia quello che avrei voluto fare da grande, ma la vita mi ha portato purtroppo a dover fare altre scelte.   Aver vissuto il contatto con i ragazzi per poco meno di un anno mi fa mancare ogni giorno di più questa dimensione di rapporto fra professore anarchico (“Di cosa parleremo stamattina, di Marx oppure dell'ottava rima, o studieremo nella nebbia sui vetri le probabilità di futuro per gli innocenti, innocenti come siete voi, santi volgari ed ignoranti eroi di un mondo che non vuole e comprerà la vostra libertà” – “cari ragazzi dell'ottanta noi, santi volgari ed ignoranti eroi, rompere i vetri in caso di soffocamento ... e via col vento...”) e studenti (“Via col vento, via col vento, che non ha più risposte, solo un presentimento, via col vento, professore, per cominciare a vivere abbiamo poche ore, via col vento, via col vento, chissà perché mi viene in mente oggi la mia prima millecento...”), dimensione che Claudio, in  “Via col vento”, ci fa vivere con incredibile emozione. 

Ho voluto lasciare in fondo la terza canzone dell’album, che ha per me un significato particolare perché parla di una terza Rimini dopo quelle di De Andrè – “Rimini” – e Guccini – “Inutile” –.

È difficile fare confronti, e sicuramente io sono la persona meno indicata per fare analisi di testi, visto che ci sono sicuramente persone più competenti di me in proposito, fra professori, linguisti e letterati.  Ma questo tipo di confronto mi intriga troppo, sebbene non è mia intenzione farlo ora qui!  Mi intriga perché Rimini ha un suo fascino, lo ha sempre avuto, e non credo che sia casuale che tutti e tre i più grandi ne abbiano parlato, utilizzandola come pretesto per raccontare qualcosa con una canzone.  Già dalla prima strofa di “Adriatico” (“Non ci sono olandesi a Rimini a parte qualche turista, non ci sono ingegneri idraulici con progetti di riconquista, non ci son terre da recuperare, niente battaglie, tutto a posto sembra che debba averla vinta il mare...”) viene subito il primo pensiero, per non chiamarlo sussulto, che ti prende in toto, e cioè se questi versi vogliono in qualche modo ricordare le altre due Rimini, quella di Guccini (“a parte qualche turista”), ma soprattutto quella di De André (“non ci sono ingegneri idraulici con progetti di riconquista, non ci son terre da recuperare”, oppure “che non promette viaggi che non ci porterà mai lontano” in una strofa più avanti).  Qui veramente si tratta di un grosso sussulto!  Infatti, anche se la canzone è della metà degli anni ‘80 quando ancora aspettavamo con ansia il prossimo album di De André (“Le nuvole” n.d.a.), ti sembra quando la senti come se Lolli volesse ogni volta ricordare Fabrizio... forse perché siamo noi a volerlo ricordare attraverso le sue parole.  Le tre Rimini, in ognuno dei casi una Rimini simbolo di qualcosa di triste, la grande distruzione di un popolo descritta da De André, la piccola triste giornata d'amore descritta da Guccini, le piccole grandi tristi sensazioni descritte da Lolli.  Queste ultime sensazioni esprimono anch’esse un forte desiderio di silenzio, che contrasta con il “baccano” derivante da un mare come l’Adriatico, che per Claudio rappresentava anche quelle vacanze alle quali si è costretti da una tipica famiglia borghese emiliana.

Vorrei tornare un attimo a quel mio bisogno di silenzio che, come ho scritto all’inizio, contrasta con il dover vincere a tutti i costi.  Spesso infatti vincere viene identificato con il parlare e il silenzio diventa inevitabilmente perdente!  “Ma che fai, non parli?” mi dicevano quando ero bambino, oppure “Ha detto una parola, adesso nevica!”, anche in pieno luglio.  Poi si cresce, si comincia a lavorare, e avere sempre qualcosa da dire diventa pressante, quasi asfissiante... per vincere!  Non mi piace vincere così!  Mi piacerebbe vincere in un’altra maniera, facendo vincere i perdenti... forse è per questo che non farò mai carriera. 

CLAUDIO LOLLI - OMONIMO (Claudio Lolli)

1. La fine del cinema muto
2. Aspirine
3. Adriatico
4. Tutte le lingue del mondo
5. La pioggia prima o poi
6. Tempo perso
7. Via col vento


venerdì 26 agosto 2022

Inutilità della guerra

Continuiamo come promesso con i repost dal vecchio sito scomparso della Brigata Lolli 😢 Qui ve ne ripropongo uno ancora purtroppo molto attuale dove il tema, molto caro a Edoardo e Eugenio Bennato, della guerra e della sua completa inutilità gioca un ruolo fondamentale e fa da filo conduttore all'intero album. Il post risale al 2004, quando questo blog ancora non esisteva 😊 I temi trattati da Bennato nell'album di cui parlai a quell'epoca sono ancora tremendamente attuali soprattutto oggi, in cui si sono arrivate a dedicare anche 24 ore al giorno per parlare della guerra che sappiamo e di tutti i meccanismi Nato che Bennato in qualche modo condanna in questo album, quando invece molte altre guerre rimangono dimenticate e non meritano neanche una parola dai media e dagli stati più potenti, argomento che ripresi anche in questo post del blog! Anzi, a volte queste guerre "piccole" vengono considerate pure merce di scambio per ottenere vantaggi per altro discutibili, e ne scrissi un esempio nel post dedicato a una delle ultime canzoni di Vecchioni, ovvero Cappuccio rosso (clicca per leggere il post)! Qui sotto in azzurro la recensione che scrissi circa 18 anni fa che  mi fa piacere riproporre 😊

Copertina dell'album L'uomo occidentale di Edoardo Bennato

E’ passato un po’ in sordina l’ultimo lavoro di Edoardo Bennato. Un po’ troppo!

L’uomo occidentale, titolo dell’album, ha infatti già quasi un anno di vita, ma finora se ne è parlato poco. Forse la parentesi di alcuni dischi meno riusciti degli ultimi anni (a parte Sbandato, dove si è ricominciato a ritrovare parte del Bennato di un tempo) ha fatto passare sotto silenzio il fatto di aver rivisto finalmente un Bennato tornato a schierarsi alla grande. Con un disco a 360 gradi contro tutti i tipi di guerre, da quelle che coinvolgono i paesi potenti e di cui si parla sempre, a quelle dimenticate di cui non si parla mai, a quelle di beghe interne come accade da sempre nella sua Bagnoli, a quelle di terrorismo con il triste fenomeno dei kamikaze, già espresso da Vecchioni in una sua bellissima canzone, in cui Edoardo ha la sensibilità di non cadere nel luodo comune che vuole il fenomeno ristretto al mondo musulmano (“Non è amore la guerra della fede di chi è pronto a uccidere e morire per amore di Cristo o di Allah”). Il tutto trovando anche spazio per i più deboli e gli emarginati, per coloro che “in un censimento nessuno conterà” o “gli extracomunitari della comunità”.

Mia moglie mi ha regalato L’uomo occidentale circa quattro mesi fa. Prima di allora avevo ascoltato solo un paio di brani che passavano per radio, troppo poche volte per la verità. Su Isoradio esattamente, che per un viaggiatore come me è sicuramente la radio più ascoltata per causa di forza maggiore. "Stop America" per esempio era il brano più trasmesso credo, anche perché uscito prima con un singolo. Ne rimanevo sempre più catturato ("...però, questo è il Bennato che piace a me!"), quasi a scandire le dolcissime e fortissime sensazioni che mischiavano i ricordi più antichi, in cui il vecchio Bennato era immancabilmente in testa ai miei ascolti insieme a Guccini e De André (Lolli e Bertoli sono arrivati dopo). Ascoltavo con immenso piacere questo nuovo e ritrovato Bennato durante uno dei miei tanti viaggi, imprecando per il fatto che ormai Isoradio per il 99% trasmette musica che non amo. "Meno male che c'è ancora un piccolo 1%", ogni tanto mi ritrovavo a dire. E adesso continuo ad ascoltare tutto il disco con grande assiduità, scoprendo ogni volta delle sensazioni nuove.

Stop America, come dicevo, è un bel pezzo di Edoardo che apre l’album e condanna senza mezzi termini lo strapotere statunitense. Ma a fare grande l’album, a mio avviso, è la collaborazione di sempre con suo fratello Eugenio, ben conosciuto a noi di Bielle. Questo sodalizio si manifesta nel disco in quelli che secondo me sono i due brani più incisivi, scritti da Eugenio e magistralmente musicati da Edoardo che, verso dopo verso, è riuscito a cogliere con la musica ogni sfumatura di quanto scritto da Eugenio. A cosa serve la guerra l'ho sentita già un centinaio di volte, insieme all'altro brano scritto da loro a quattro mani che è Non c'è tempo per pensare. Entrambe le canzoni, che secondo me sono il fulcro di questo disco, come dicevo hanno una musica quasi perfetta, che Edoardo Bennato non poteva addattare meglio ai testi. Sembra quasi che abbiano scritto la stessa cosa, uno a parole e l'altro in musica. Già quando una canzone ti prende, ti entra dentro in modo forte e deciso ed è destinata a non uscire più dal tuo cuore e dalla tua testa... pensa poi quando in questa canzone c'è un concetto già espresso dal nostro Claudio Lolli, che amo in modo particolare, esattamente alla stessa maniera! Allora il piacere diventa doppio! NOTA: Riproporrò presto anche il post dedicato al disco di Lolli che contiene questi concetti. Sembra stupido, ma si ripercorre tutta una vita in compagnia di questi personaggi, ed è bello quello che si prova pensando che la tua musica non è casuale.

"si perdevano in discorsi accademici
sulla storia e il suo occhio di lince,
per capire se è vero che chi perde ha torto
e che ha sempre ragione chi vince..."
     (La fine del cinema muto - Claudio Lolli)

"la guerra è un caso irrisolto
perché la sua soluzione
è che il più debole ha sempre torto
e il più forte ha sempre ragione"
     (A cosa serve la guerra – Edoardo/Eugenio Bennato)

In Non c’è tempo per pensare c’è forte il concetto del falso patriottismo esteso dai potenti anche all’obbligo morale di partecipare a guerre sante per salvare in fretta il mondo, con conseguente sacrosanta ribellione, che sfocia nella diserzione, dovuta alla consapevolezza dell’inutilità di ogni tipo di guerra.

Un altro pezzo bellissimo è Every day, every night – A Kiev ero un professore. Prima questo filosofo vedeva tutto rosso intorno a sè, quello della società in cui viveva e quello del “suo semaforo”, ma “ora che ha saltato il fosso è un’altra vita, un altro rosso”. E’ proprio vero che il rosso attuale è migliore del rosso precedente? 

L’uomo occidentale, che dà il titolo all’album, non ha bisogno di commenti perché il titolo riassume esattamente quello che è il contenuto del testo (“...comporta anche il dovere di pensare a mantenere senza orgoglio e presunzione l’equilibrio mondiale e per questo ho il mio daffare perché è un obbligo morale”).

Bello anche il dialogo con un ragazzino molto più maturo della sua età, che non riesce a capire chi “ci detta le istruzioni” e alle cui perplessità verso il potere “non sa dare torto” (“coloro che fanno i miracoli a loro specifico uso e consumo”).

Il disco si chiude con due tributi, uno al grande Renato Carosone (‘O sarracino, rifatta molto bene alla sua maniera in versione rock) e uno a Elvis Presley (Love me, che ha voluto lasciare più o meno identica all’originale). Alla fine di quest’ultimo tributo, dopo circa un minuto e mezzo di silenzio nella stessa traccia (cosa già sperimentata in album precedenti), parte un brano in accento lombardo, con quell’erre moscia alla Guccini tipica delle parlate strette settentrionali, tratto da una poesia del Manzoni (Marzo 1821). Bella la musica, belli il ritmo e l’ambientazione che sembra fuori da studi di registrazione, quasi fatta in casa. Resta ancora un mistero la scelta di questa chiusura, con una poesia che, attualmente, parlerebbe quasi padano. Forse però scegliere di chiudere con il racconto di una guerra che non si è mai combattuta non è del tutto casuale.

L’UOMO OCCIDENTALE (Edoardo Bennato)

1. Stop America
2. Ritorna l'Estate
3. A Cosa serve la guerra
4. Bambina innamorata
5. Non c’è tempo per pensare
6. Si scrive Bagnoli
7. A me mi piaci così
8. Every day every night (A Kiev ero un professore)
9. Balli e sballi (Wooly Bully)
10. L'uomo occidentale
11. Non so darti torto ragazzino
12. Non è amore
13. Gloria
14. 'O Sarracino [Tributo a Renato Carosone]
15. Love Me [Tributo a Elvis Presley]

Questa è la recensione che scrissi nel 2004. Più avanti Bennato ha continuato a schierarsi, per esempio con l'album Pronti a salpare, in cui ha trattato in modo impeccabile il tema dell'immigrazione, che è un altro di quelli a me molto cari.