Resistente nel tempo

e i miei amici io li ho chiamati piedi
perché ero felice solo quando si partiva...
(analfabetizzazione - claudio lolli)




martedì 12 luglio 2022

Guccini e De André: viaggio fra intersezioni e contrapposizioni

Fino a poco tempo fa esisteva un sito, chiamato Brigata Lolli, nato alla fine del secolo scorso dall’idea di alcuni amici che insieme a me erano appassionati del nostro Claudio Lolli, per celebrare in qualche modo molti di quei cantautori che non avevano avuto quella visibilità e quel rispetto che avrebbero meritato, e si scelse Lolli proprio come simbolo, visto il suo costante interesse per gli ultimi. Questo sito anno dopo anno si riempiva di contenuti bellissimi su tantissimi personaggi sconosciuti, che avevano scritto e cantato cose bellissime, ma anche di aneddoti e storie legate a personaggi della musica più conosciuti. Questo sito purtroppo è scomparso dal web per motivi a me sconosciuti 😟 Ecco perché vorrei iniziare a riproporre qualcuno dei miei scritti che erano ospitati in quel sito, e inizierei con questo viaggio fra intersezioni e contrapposizioni su Guccini e De André, che mi sembra davvero bello riproporre. Si tratta del mio punto di vista su alcune cose che questi due grandissimi cantautori avevano in comune e altre in cui differivano, spero che vi piacerà.

Foto storica di De André, Guccini e Lolli

"Un anno è andato via; della mia vita già vedo danzar l'altro che passerà. Cantare il tempo andato sarà il mio tema, perché negli anni uguale sempre è il problema." (Francesco Guccini)

Che fatica fare un tema, ragazzi! Non è mai stato il mio forte, lo riconosco, preferivo navigare fra numeri ed equazioni. È dal liceo che non mi cimento più con questo tipo di esercizio, e nonostante qui si parli di due dei miei miti, vi confesso che non è affatto semplice e che mi stanno venendo mille paure di arenarmi senza riuscire più ad andare avanti. Forse se fosse stato un problema di Algebra o Geometria non sarei qui a preoccuparmi 😊

E visto che ho tirato in ballo l'Algebra e la Geometria, da buon matematico non posso che cominciare questo viaggio con un qualcosa che, per certi versi, può considerarsi contemporaneamente intersezione e contrapposizione per Francesco e Fabrizio, un qualcosa di molto importante per entrambi vissuta sia dall'uno che dall'altro con molta serenità e naturalezza, ma con cui ciascuno si confrontava a modo suo. Si tratta del "vizio" e del loro rapporto con esso. Entrambi avevano un ottimo rapporto con il vizio, diventava una cosa positiva che aiuta a vivere meglio e con la quale si convive facilmente, un qualcosa che sicuramente si adatta a ogni persona, identificandola. Questa può considerarsi l'intersezione. Ma dove sta la contrapposizione? Sta nel modo in cui essi lo vivevano e negli strumenti che entrambi hanno scelto per identificarli. Per Fabrizio la sigaretta, da sempre una compagna di vita e senza la quale non si fa nulla, non un concerto, non una delle poche interviste, non il contatto con la gente, la sua gente. Anche Francesco è un gran fumatore, ma non ha scelto questo per identificarsi. Lui si identificava con il vino, quel vino a cui non avrebbe mai rinunciato per tutto l'oro del mondo, e con cui non si fa nulla, non un concerto (se potesse si porterebbe il bicchiere anche durante un'intervista), non il contatto con la gente, la sua gente. E quale palcoscenico migliore di quello dove i due artisti si esibivano per capire questa loro identità, anche in questo contrapposta. La sigaretta di Fabrizio denotava una persona molto timida e riservata, che dà molto a chi lo sta ascoltando comunicando attraverso la propria solitudine tramite quella della sua eterna sigaretta, sempre accesa accanto alla sua chitarra. È come se dicesse "Amici, quello che sto facendo lo sto facendo per voi, e proprio per questo ho bisogno di chiudere la mente mentre canto, perché solo così riesco a darvi il massimo, cioé tutto me stesso!". Il vino di Francesco invece denotava una persona molto estroversa, un compagnone, che riesce a dare molto nel momento in cui coinvolge tutti nei suoi monologhi ridendo e scherzando, e proprio questo stava a significare quell'eterno bicchiere di vino su una mensolina in mezzo al palcoscenico, che è quel vino con cui ci si riunisce con gli amici a cazzeggiare, quel vino con cui ci dice "Amici, beviamo e scherziamo insieme, perché solo così la serata acquista più valore!". Tutto questo crea una grossa intersezione, e cioé che entrambi si ponevano a noi che li amiamo così come sono, senza fronzoli, e sempre con grande affetto.

Una qualità per me importantissima che li accomuna molto è rappresentata dalle loro prese di posizione secche e decise, particolare presente in modo anche più forte in Lolli e Bertoli, e da qui si capisce perché anche Lolli e Bertoli mi piacciano molto. È già difficile schierarsi politicamente quando si è personaggi come loro, e tutti e quattro lo hanno fatto, ma una volta schierati prendere posizione non è comunque facile, è scomodo.

Il viaggio fra le intersezioni prosegue con due canzoni bellissime, Inutile e Rimini. Non a caso entrambi hanno scelto Rimini come città simbolo di una storia triste, la prima in piccolo (una triste giornata d'amore) e la seconda in grande (la distruzione del popolo dei nativi americani). Frasi come "e dire che volevo regalarti un compleanno un pò diverso" e "non regalate terre promesse a chi non le mantiene" vogliono forse anche rappresentare la consapevolezza, che i due artisti avevano, che purtroppo non sempre le cose vanno come dovrebbero andare, anche per l'ipocrisia dei potenti ("abortire l'America e poi guardarla con dolcezza"). Ma le due Rimini portano anche alla luce una delle maggiori contrapposizioni esistenti fra i due artisti, piu diretto l'uno nei suoi racconti ("deserta nell'estate in ogni simbolo imbecille e vacanziera"), più ermetico l'altro nelle sue poesie ("non fate più scommesse sulla figlia del droghiere"). Ma questo è naturale, la poesia è sempre stata più ermetica della prosa, e infatti ecco, da questa analisi emerge quella che è forse secondo me è la contrapposizione più bella fra Guccini e De André , perché è quella che caratterizza ciascuno dei due: Francesco era più un cantastorie, perché metteva in versi la prosa, cosa non facile per altro, Fabrizio era più un poeta che con la sua voce inconfondibile parlava cantando attraverso i versi delle sue poesie. E non potrebbe essere diversamente, perché senza questa caratterizzazione probabilmente nessuno dei due sarebbe stato quello che è stato.

Ecco, questo è quello che scrissi più di 20 anni fa, rivisto con senno di poi, e che fu pubblicato sul sito della Brigata Lolli. Una cosa bellissima che mi viene in mente, e che ha dell'incredibile, è che anche Lolli scelse Rimini per raccontare una storia per lui non bellissima, ovvero la storia di quell'Adriatico che lui era costretto a sorbirsi per andare al mare con i genitori, e che spesso anche dopo continuò a perseguitarlo quando andava a fare i concerti nelle Marche, in Abruzzo, Molise o Puglia, e doveva prendere il treno da Bologna costeggiando tutto l'Adriatico! Sicuramente questi erano e rimangono pensieri miei che si prestano a tante opinioni diverse, ma soprattutto se ne possono trovare altre, sia di intersezioni che di contrapposizioni. Però fu carino scrivere un post come questo e, soprattutto, riuscire a completare il mio tema 😂😊

PS. Intanto come regalino vi metto qui questo link a un cruciverba interamente dedicato a Guccini, appunto il Gucciverba, che contiene tutte le definizioni attinenti al Guccio e che qualcuno di voi sicuramente conosce già 😊 Lo creai per gioco in quell'epoca in cui scrissi il post che vi ho riproposto, e che poi fu scoperto e ospitato su uno dei siti importanti dedicati al maestrone di Pavana.

mercoledì 20 aprile 2022

Le fettuccine di Catarina

Dite la verità, pensavate che avessi sbagliato la lettera A giusto? 😀 Forse non tutti, ma sicuramente qualcuno che lo ha pensato c'è 😉 Come sicuramente ci sarà qualcuno che, leggendo il titolo, avrà pensato di trovare nel post anche la foto di un bel piatto di tagliatelle, che in Abruzzo si preferisce chiamare fettuccine 😋 No, non c'è nessun piatto qui sotto, anche se la storia vissuta in un paesino dell'entroterra abruzzese che sto per raccontarvi ne ha molto a che fare, e non è un errore la A al posto della E 😊

Catarina è il modo in cui viene chiamata in dialetto castiglionese una donna che si chiama Caterina! Dialetto castiglionese, ovvero quello di un piccolo comune della provincia di Pescara che si chiama Castiglione a Casauria, di cui dopo vi mostrerò uno scorcio per me molto importante.

Questa Caterina di cui vi sto per raccontare è una delle signore per bene d'altri tempi a cui ho voluto più bene in vita mia! E so anche benissimo quanto me ne ha voluto lei 💓 E' mancata qualche anno fa, ma resterà per sempre nel mio cuore e nei miei ricordi più belli!

Caterina

Caterina era la mamma del mio amico Gianni, che vi "presentai" in uno dei primi post di questo blog 💓 Lei, suo marito Mimì, e i loro figli Gianni e Annamaria, miei amici del cuore, abitavano appunto a Castiglione a Casauria, proprio in questa strada che vedete nella foto qui sotto e che è una delle tre uscite dal paese.

Castiglione a Casauria (foto di Raffaele Di Loreto)

La loro era una di quelle case sulla sinistra, in cui si viveva sempre un'aria di paese, fatta di semplicità e amicizia, anche se ovviamente i pettegolezzi non potevano mancare 😂 Soprattutto quando nei primissimi tempi in cui io frequentavo la loro casa abitava con loro una zia, chiamata zì Marietta...non vi sto a raccontare quanti "Catariiiiiiiii....." volavano durante la giornata, perché zia Marietta aveva sempre da ridire, e Gianni spesso la riprendeva con un altrattanto sonoro "zì Marieeeee....e basta mo'" 😂 Oppure Mimì, che da ex fumatore non sopportava più le sigarette e quando entrava in bagno puntualmente diceva "Chi ha fumét? Giààààààà...Annamarìììììì..." 😂😂

Quante volte io e mio fratello Michele siamo stati lì, anche per interi weekend, in cui le ore di risate superavano abbondantemente tutte le altre! E dormivamo in tre in un letto matrimoniale!

Michele, Gianni e io

Caterina cominciò a volermi bene praticamente dal primo giorno, e ogni volta che arrivavo il suo "Nicoooooo" rimbombava per tutto il vialetto! Se per qualche motivo non eravamo potuti andare, chiedeva sempre a Annamaria e Gianni "Ma Nico i Michel n'hann vinut?" oppure "quando vengono?". Spesso io e lei ci siedevamo a fare due chiacchiere davanti al camino, e lei mi raccontava le sue vicissitudini, mi diceva che zia Marietta aveva rotto eheheh, oppure che la pianta aveva fatto meno peperoncini rispetto agli anni precedenti (Mimì ne andava matto e li mangiava pure da soli col pane, e anche a me non dispiacevano), o anche affettuosamente mi chiedeva come stavano a casa o che ci avrebbe voluto lì tutte le domeniche! Una signora d'altri tempi, che dava tutta sé stessa per le persone a cui voleva bene 💓

E ora arriviamo al punto! Caterina quando stava ai fornelli si trasformava, preparare da mangiare e vedere gli altri apprezzare la rendeva immensamente felice! Ci faceva sempre trovare qualcosa quando arrivavamo, ciambelloni e crostate che aveva fatto lei, e nei periodi natalizio e pasquale soprattutto non potevano mancare i calcionetti abruzzesi ripieni di marmellata d'uva ma soprattutto ripieni di farina di ceci come piacevano a me. Ma il suo cavallo di battaglia era uno!!! 😍 Appunto le fettuccine di Catarina! Guai ad andarle a comprare già fatte, un sacrilegio (ma quando raramente non è stata bene cedeva, perchè era impossibile non fargliele "quando viniv Nico" 😂💕). Proprio così, quando dovevamo andare il suo primo pensiero dalla mattina era quello di farmi trovare le fettuccine ("perché a Nico gli piacciono")! In effetti erano buonissime, col suo ragù rigorosamente senza bucce (lei lo sapeva benissimo che non le reggevo) e l'olio di peperoncino sopra, e io ne mangiavo anche 3 o 4 piatti pieni (mio fratello Michele non ce la faceva eheheh) rendendola immensamente felice! 😂 D'altra parte me lo potevo permettere, visto che ero alto 1 metro e 93, pesavo 80 chili e porca miseria non ingrassavo per niente! 😤 Poi subito dopo immancabile la sua insatata di pomodori, con quel basilico che si sentiva per tutta la casa. 

Quindi queste fettuccine di Catarina sono rimaste famose nel tempo per la loro bontà e per tutto l'affetto che c'era dietro...ma lo divennero anche per un secondo motivo abbastanza simpatico! Finita l'Università e il servizio militare, dovetti trasferirmi a Milano per lavoro, e di conseguenza non potevo più andare a casa di Gianni e Annamaria tutte le domeniche! Ma, e qui viene il punto, il mio metabolismo ha cominciato piano piano a cedere. Andavo sempre da Gianni e Annamaria quelle volte che potevo, ma...3 o 4 piatti di fettuccine colmi non ce l'avrei più fatta a mangiarli. Caterina ha continuato a farmele ogni volta...però la prima volta che mi fermai a due alla fine mi disse convinta "Nicooooo, non ti sono piaciute?" 😂😂😂 Tutti giù a ridere quel giorno, so che Annamaria, mia amica del cuore, quando leggerà queste ultime righe, si farà una valanga di risate! E tantissime risate si faranno sua figlia Margherita (che è uguale uguale a Gianni 💓) con il marito Alessandro, a cui voglio tantissimo bene (non vedo l'ora di conoscere finalmente la loro bimba Anna), suo figlio Umberto, e tutti coloro che c'erano o che sapevano di questa tradizione delle "fettuccine per Nico"! 😂

Catarì, è stato un onore per me fare parte della tua vita! 💓

venerdì 1 aprile 2022

Codice rosso

In questi ultimi anni tremendi, in cui siamo passati da una pandemia devastante arrivando, proprio quando si cominciava a scorgere la luce all’orizzonte, a toccare il fondo addirittura con una guerra che non fa bene a nessuno e che vede gli interessi economici al primo posto nelle agende di tutti i potenti e sovranisti (altrimenti si sarebbe data la medesima importanza anche a tutte le altre guerre che da anni riempiono il nostro pianeta), risvegliando anche gli istinti guerrafondai di tanti capi di stato…in questi ultimi anni tremendi in cui nel mio caso c’è stato anche il fatto personale importante di un’uscita forzata dal lavoro, sì con un accompagnamento tutto sommato buono, che però non toglie la tendenza del mondo del lavoro attuale di considerare le persone come numeri, e non come esseri umani…dicevo, in questi ultimi anni tremendi in cui è successo e sta succedendo tutto questo, è stato un tutt’uno riprendere in mano questo bellissimo libro, scritto dalla mia compagna di scuola e amica Donatella Galante a cui voglio molto bene, e rileggerne alcuni dei passi più significativi.

Codice rosso, di Donatella Galante

In questo libro, che si chiama appunto Codice rosso, attraverso il filo conduttore rappresentato dal lavoro continuo delle strutture mediche di soccorso del 118 e che tutti abbiamo apprezzato durante la pandemia, Donatella tratta con dolcezza e con delicatezza diversi temi, fra cui i principali sono quello dell’amicizia, quella fra una dottoressa e un’infermiera del 118 (ma non solo), e quello della prevaricazione e della corruzione nel mondo del lavoro, in cui molti manager sono sempre pronti a esaltare sé stessi con azioni senza scrupoli e considerando i propri riporti non come persone, ma solo come mezzo per soddisfare egoisticamente le proprie ambizioni (Donatella ha scelto di identificare questi manager attribuendo il cognome Rospetti al protagonista negativo del libro 😂), e non manca il tema dell’amore, vissuto intensamente sia da Cassandra, l’infermiera nata ribelle protagonista del romanzo, e sia da due ragazzi omosessuali. Nel libro si scorge benissimo anche un evidente, anche se potrebbe sembrare velato, sfondo politico e antirazzista, che va da una critica anticapitalista e quindi tutto sommato non certo filo-americana, a una forte determinazione nella difesa sacrosanta, attraverso i fatti non solo a parole, del mondo LGBTQ denigrato dalla politica attuale (abbiamo visto tutti che deriva squallida c’è stata in Parlamento quando non è passato il DDL Zan), invitando a voler essere ognuno sempre sé stesso indipendentemente da quello che possono pensare gli altri. Donatella riesce a parlare con dolcezza anche a volte attraverso parole forti e decise di una dottoressa, Laura Gentile, che volutamente ricorda la stessa Donatella, visto che infatti è anche lei una bravissima dottoressa del 118. Laura spesso sembra dura nella sua amicizia con Cassandra, anche quando ha dovuto purtroppo allontanarsi forzatamente. Ma nella durezza c’è amicizia forte, c’è amore, c’è solidarietà…tutte cose che significano tenerci a una persona.



lunedì 28 marzo 2022

Compleanno di Claudio Lolli

Da diversi anni ormai il compleanno di Claudio era diventato una ricorrenza che faceva parte integrante della mia vita, non c'era scampo, in un modo o nell'altro gli auguri glieli dovevo fare per forza! 🎂

Abbiamo iniziato con le mail, proprio all'inizio della nostra conoscenza, e dalle sue risposte traspariva già un affetto incondizionato, anche se mi conosceva poco e le mie doti di stalker nei suoi confronti non erano ancora così sviluppate 😅

Successivamente siamo passati agli SMS da quando mi diede il suo numero di telefono, rendendomi immensamente felice! Quanti SMS che ci siamo scritti, e riuscivamo a farci parecchie risate anche solo con quelli. Come sapete con un SMS è riuscito a farmi sorridere anche quando è mancato mio papà 💓 Ma ogni volta che gli facevo gli auguri via SMS, con la sua risposta spesso riusciva a farmi venire le lacrime dal tanto ridere! 😂😂😂

Poi ho cominciato anche a chiamarlo direttamente per fargli gli auguri, a volte in conferenza a tre con Maria e la mia amica Anna, e non sto a raccontarvi quanto si rideva subito dopo il nostro "tanti auguri prof, buon compleanno"! A volte pensavo che avrebbe tranquillamente potuto fare il comico, e spesso ridevo fra me e me pensando che magari per un segno del destino il suo impegno da malinconico e triste era passato a allegro e scanzonato senza che nessuno se ne fosse accorto prima!

E oggi, oggi che non c'è più da quasi 4 anni, posso dirvi con gioia che la tradizione non si è interrotta e almeno un post via social ho bisogno con tutto me stesso di dedicarglielo! 💙 Oggi ho esagerato, perché glie ne ho già dedicati due su Facebook e Instagram, e a questo punto non posso non farlo qui a casa mia, ovvero in questo blog!

Lolli e Capodacqua a Campiglia Marittima (LI)

Mi manca molto come avete capito il fatto di non potergli fare gli auguri di persona come ormai era tradizione ogni anno, per cui oggi voglio fargli gli auguri ricordando una delle persone migliori che abbia mai conosciuto con questa bellissima foto del mio amico "Federico il chimico"...così lo chiamava affettuosamente un altro grande che manca moltissimo, ovvero Stefano Rosso!

Claudio, io e Federico il chimico a Campiglia Marittima (LI)

In queste due bellissime foto eravamo a Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, nel lontano 2010, a uno dei più bei concerti di Claudio Lolli che abbia mai visto, organizzato da altri due amici lolliani, Narciso Moschini e Pino Calautti. Nella prima sul palco c'è Lolli con il suo inseparabile chitarrista e amico Paolo Capodacqua, nella seconda ci sono io in mezzo fra Claudio e Federico!

Buon compleanno amico mio, ti voglio bene e ci manchi!
Nico

sabato 12 marzo 2022

Per questo mi chiamo Giovanni

Questo titolo incredibilmente racchiude due fatti quasi completamente diversi fra loro e a cui sono molto legato. La voglia di scrivere questo post, proprio con questo titolo, mi è venuta dopo aver ricevuto un articolo di giornale di cui vi racconto dopo e che è legato a uno dei due fatti per cui qualcuno si chiama Giovanni, e in uno dei due quello sono io 😀

Cominciamo col primo. Mi trovavo con Maria e altri amici a Ferrara alcuni anni fa a una delle bellissime rassegne storiche Nuova canzone d’autore (la quarta del 2015) organizzata dall'Associazione Culturale Musicale Aspettando Godot, in cui sul palco oltre Lolli si alternarono ovviamente Paolo Capodacqua, i Gang mitici fratelli Severini e poi anche Alberto Fortis.

Mi soffermo sul caro amico Paolo Capodacqua, che a un certo punto restò sul palco senza Claudio e iniziò a raccontare di un padre, che portò il suo bambino a conoscere vari luoghi di Palermo fra cui quello dove avvenne la strage di Capaci, e alla fine gli disse “ecco figlio mio, per questo ti chiami Giovanni, per onorare quel grande uomo che fu Giovanni Falcone”. Mi ricordo che ascoltai quel racconto di Paolo con trepidazione, dopo di che arrivarono i brividi quando Paolo cantò per la prima volta la canzone che questo fatto che ci aveva raccontato gli aveva ispirato. Il titolo della canzone è appunto “Per questo mi chiamo Giovanni”, e qui vi allego il video di fortuna che registrai io stesso.

   

Paolo ha inserito questo brano nel suo ultimo meraviglioso album dal titolo Ferite e feritoie (linkata una bella recensione dell'album), che consiglio vivamente di ascoltare, non ne resterete delusi 😍 Grazie come sempre Paolo!

Il secondo dei due fatti un po’ lo conoscete già, ma l’articolo di cui vi ho parlato e che vi allego è quello che mi ha fatto venire in mente di scrivere ancora una volta 🙂

Me lo ha mandato Alberto, e lo hanno dedicato a suo fratello Luciano mancato da poco e a cui ho dedicato il post di qualche settimana fa. Sì sono proprio loro, i due fratelli Stipiti della Trattoria Toscana da Aldo, e Luciano manca da morire. Sono davvero onorato che nell'articolo abbiano messo una fotografia dove siamo io e lui, a dimostrare che la nostra amicizia era importante, e sono sicuro che Luciano ne sarebbe stato orgoglioso come lo sono io. Non c’era ricorrenza in cui non ci sentivamo anche dopo che ha chiuso la trattoria! Per questo anche io mi chiamo Giovanni, appunto Giuán come mi chiamava affettuosamente Lucianino, proprio perché per lui ero Giovanni…e infatti come sapete, quando qualcuno gli ricordava come mi chiamo, rispondeva sempre “Lo so benissimo che si chiama Nico, ma non me ne frega un cazzo, per me è Giovanni” 😂 Anche Alberto ora quando ci sentiamo mi dice sempre “Ciao Giovanni” 💙

venerdì 25 febbraio 2022

Musica cosiddetta di nicchia e pandemia

E' da un po' che ci penso a dare questo piccolo premio al mio amico Diego "Alligatore" (qui il suo blog) per aver scritto un libro bellissimo, in cui ci fa luce in modo completo su un mondo che "quelli come noi" (non poteva mancare la citazione lolliana, vero Diego? 😃) conoscevamo solo in parte! Sto parlando del mondo dei cantautori e delle cantautrici cosiddetti di nicchia, quelli che non vedremo mai in uno dei talent show di oggi, quelli che hanno una loro voce con una connotazione ben definita e riconoscibile perché imitano solo sé stessi, e soprattutto quelli che, se non hanno un altro lavoro, devono fare salti mortali per sostentarsi e per andare avanti! Moltissimi di loro sono miei amici, fra cui Maria Devigili, Andrea Parodi, Massimiliano D'Ambrosio, Giorgia Zangrossi, Massimiliano Larocca, Paolo Pieretto, Isabella (Isa) Zoppi, Alle Casappa, Davide Ravera o Alessio Lega.  Inoltre voglio ricordare anche tre miei carissimi amici, che sono più conosciuti ma che sono anche loro fuori dalle logiche di mercato, Paolo Capodacqua che ha accompagnato Claudio Lolli ai suoi concerti per tanti anni e che ha una discografia di tutto rispetto in cui il repertorio oltre che nel riproporre Lolli spazia fra cover fatte benissimo a George Brassens, canzoni per bambini sue ma spesso riprendendo anche poesie di Gianni Rodari, e molto altro culminato con il suo ultimo splendido album Ferite e feritoie, Alberto Bertoli, il quale oltre che imitare sé stesso, e la sua voce è assolutamente riconoscibile ve lo assicuro, tiene anche aperta "la bottega di famiglia", come ama dire lui, cantando oltre i suoi splendidi pezzi, di cui ho amato molto E così sei con me dedicato a suo padre ma che mi ricorda tanto mia madre, anche molte delle meravigliose canzoni di suo papà, e infine Luca Bonaffini che ha collaborato sia con Lolli che con Bertoli (non potrò mai dimenticare il privilegio che ebbi di suonare la chitarra di Luca una ventina di anni fa a uno dei primi tributi a Pierangelo Bertoli), e che ha anche lui una discografia di tutto rispetto, ricordo quanto ho divorato il suo album Treni quando uscì!

Prima di allegare la foto della copertina del libro, mi piaceva introdurla con un piccolo cenno a una trasmissione radiofonica davvero molto interessante, che va in onda ogni inizio del mese sull'emittente altoatesina Radio Tandem 98.400 e che è stata ideata appunto dalla mia amica che ho citato sopra, Maria Devigili, che la conduce in maniera egregia. Sto parlando di Ecce Cantautrice, di cui si intuisce benissimo il contenuto! Nell'ultima trasmissione di febbraio c'era un ospite di eccezione, appunto il mio amico Diego "Alligatore"!


In questa puntata, il cui podcast è ascoltabile e scaricabile qui, si è parlato, dal punto di vista delle cantautrici ovviamente, appunto della situazione critica della musica cantautorale cosiddetta di nicchia ai tempi della pandemia! Infatti è proprio di questo che Diego tratta nel suo ultimo bellissimo libro intitolato appunto Giovani, musicanti e disoccupati!


Diego tratta in modo molto originale questo argomento, con un meccanismo molto efficace a cui lui ci aveva già abituato nel suo blog, ovvero quello delle interviste dirette con tantissimi personaggi, musici e non. Si può comprendere veramente la situazione durissima della musica di nicchia nei tempi della pandemia solo ascoltandola dai diretti interessati, ed è quello che ha fatto Diego. E' stata dura per tutti loro che ce lo hanno raccontato, che spesso si sono dovuti reinventare in un periodo in cui non si poteva uscire, non si facevano concerti (il principale sostentamento di questi ragazzi), in cui per farsi conoscere bisognava accontentarsi di quello che "offre il convento", ovvero cantare spesso nelle dirette Facebook o Instagram magari i loro nuovi singoli, autoproducendosi a fondo perduto (per forza, mancando il sostentamento dei concerti dal vivo) poi il relativo album che li raccoglieva.

Il libro chiude con un'intervista bellissima a Marino Severini, che insieme a Sandro costituisce il gruppo dei Gang, dalla scrittura molto particolare e soprattutto schierata al 100% come piace a me. Sono andato spesso a vederli, e a questo proposito voglio citare il loro raduno annuale estivo a Roddino, in Piemonte, che come ci siamo detti con altri nostri amici va ogni anno al di sopra delle già alte aspettative. Andateci se potete!

E' stata una lettura molto interessante e istruttiva, e voglio chiudere questo post con un simpatico pensiero del giovane cantautore Tizio Bononcini: “Io intanto pensavo di brevettare un ferma-sputi per cantanti, circolare e trasparente, da applicare attorno al microfono per proteggere il pubblico dai droplet!” 😂 Sfido se c’è qualcuno a cui non è mai capitato di essere centrato dai droplet. A me è successo (chi se lo scorda) quando sono andato a vedere Cats nel famoso Winter Garden Theatre newyorkese di Broadway, ma ero in prima fila 😂 Mi centrarono spesso accidenti, e il brevetto di Tizio Bononcini in quell'occasione sarebbe servito alla grande 😅 Cats però è Cats, e quell'esperienza rimane sicuramente un ricordo indimenticabile...dai, soprattutto per il musical 😍😂

Invito a leggere questo libro ricco di interviste ai cantautori più disparati, lontani dalle logiche dei talent che ahimè imperversano oggigiorno, che sicuramente aprirà un mondo, come lo ha aperto a me!

Nico

venerdì 18 febbraio 2022

Ma che mi combini amico mio!

Ma che mi combini amico mio, mi hai dovuto far tornare sul blog proprio per dare questa brutta notizia mannaggia a te Lucianino dolce 😢 Questo blog è pieno di te come si può vedere qui, lo è stato per tanto tempo, la tua Trattoria Toscana da Aldo che gestivi insieme a tuo fratello Alberto e le nostre lotte per salvarla hanno tenuto tutti i miei amici piedi di blog col fiato sospeso, fino alla bella notizia di quando fu dichiarata bottega storica 😍

Luciano e Nico…anzi, Giuán

Te ne sei andato troppo presto, ci dovevamo rivedere dopo il Covid ti ricordi? 🍷 Non mi dilungherò troppo, ma sento il bisogno di ringraziarti, e non finirò mai di farlo ❤️ Ringraziarti per essere stato per me come un padre, per esserci sempre stato nei momenti in cui avevo più bisogno, ovvero quando venivo alla trattoria da solo semplicemente perché ero triste e tu mi regalavi sorrisi, battute e affetto facendomi tornare sempre il sorriso, quando venivamo io e Maria magari perché non avevamo fatto la spesa o per farci due risate e alla fine ci offrivi la grappa Candolini al miele, ma anche quando venivo con tanti amici a cantare Lolli, Guccini, De André, Bertoli e tanti altri, e tu fiero dicevi che quelle erano le tavolate ufficiali gucciniane milanesi! Ringraziarti per essere sempre stato la bella persona che eri, perché non rifiutavi mai un bicchiere di vino o un piatto di pasta ai più poveri e bisognosi che entravano, per avere sempre una buona parola per tutti, indipendentemente dalla loro condizione. E non posso non ringraziarti per il fatto che fin dall’inizio mi hai sempre chiamato Giovanni, poi diventato Giuán in milanese, dicendo a tutti che lo sapevi che mi chiamavo Nico ma che non te ne fregava un cazzo, per te ero Giuán 😂❤️

Ce ne sarebbero tanti di episodi da raccontare, li custodisco tutti dal primo all’ultimo nel mio cuore ❤️

Tuo Giuán