Resistente nel tempo

e i miei amici io li ho chiamati piedi
perché ero felice solo quando si partiva...
(analfabetizzazione - claudio lolli)




domenica 24 febbraio 2019

Cappuccio rosso

"Non importa se si vive o muore, piangere gioia o ridere dolore"

E' da poco più di un mese che continuo a commuovermi durante questa canzone e a farmi venire gli occhi lucidi alla fine di ogni singolo ascolto...e non solo, perché mi ritrovo a non poter controllare che i miei occhi si bagnino anche quando questa bellissima canzone mi viene in mente! Sì, da poco più di un mese, da quando mia sorella Regina, con suo marito Alessandro e mia nipote Asia, mi hanno regalato l'ultimo album di Robetro Vecchioni, L'infinito, per il mio cinquantanovesimo compleanno, festeggiato insieme ai miei fratelli e ai miei nipoti dopo tanti, troppi anni!

L'idea che stava dietro a questo regalo era sicuramente il fatto che Vecchioni era riuscito, come più volte lui stesso ha dichiarato, a stanare addirittura Guccini dalla montagna per farlo tornare a cantare, insieme, nel brano Ti insegnerò a volare. Ma quest'album si è rivelato essere molto, molto di più! Vecchioni ha tirato fuori un disco splendido, un disco che ti cattura subito per non andarsene più!

E dentro questo album...credo ci sia quella che per me è forse la canzone più bella di Roberto Vecchioni, Cappuccio rosso. E' la storia, anzi l'epilogo, di una ragazza turca, Ayse Deniz Karacagil, conosciuta per le sue battaglie per i diritti e per il suo inconfondibile cappuccio rosso appunto, morta addirittura in guerra (tu forse crederai che io sia pazza, che queste non son cose da ragazza) quasi due anni fa, per avere sposato la causa curdo-siriana, diventando simbolo di tutti coloro che continuano a morire per guerre inutili e meschine fatte di denaro e religione. Un epilogo raccontato da Vecchioni attraverso una lettera scritta al suo amore prima di andarsene per sempre :(

Ayse Deniz Karacagil (M. a Raqqa, Siria, il 29 maggio 2017)

E' anche grazie al fumettista Zerocalcare che abbiamo potuto conoscere la sua storia, e ora Vecchioni ce l'ha riproposta in una canzone a dir poco meravigliosa, che a me ha dato tutte le emozionanti sensazioni che vi ho descritto. E, puntualissimo, anche il mio vecchio amico che molti di voi conoscono, Riccardo Venturi, l'ha immediatamente inserita qui nel suo bellissimo sito "Canzoni contro la guerra", dove anche io ho l'onore di essere stato ospitato alcune volte.

Di questa canzone ne esiste una versione su Fecebook, pubblicata da Isotta Cini, ma esiste anche una cover fatta benissimo su YouTube da questo ragazzo e che fa emozionare anch'essa.

 
Cover di Cappuccio rosso (youtuber cominciaiasognare)

Non vi parlo delle altre canzoni del disco di Vecchioni, ma vi assicuro che sono molto belle tutte! Ne cito solo una, che si intitola Giulio! E' dedicata al nostro Giulio Regeni la cui storia, che ha commosso e fatto arrabbiare tutti e tuttora continua a farci incazzare increduli di quello che è successo, è sicuramente più conosciuta di quella di Ayse.

Sono contento di essere riuscito a scrivere questo post, e ora sono pronto per andare al gate in partenza per Madrid!

Un abbraccio a tutti
Nico

giovedì 3 gennaio 2019

Bei sogni

Nonostante la cervicale H24 che negli ultimi 3 mesi non mi ha lasciato in pace nemmeno un minuto, e una specie di allergia, sempre negli ultimi 3 mesi (forse al cioccolato e alle noccioline, ma devo capire bene dall'allergologo di che si tratta esattamente), il 2019 era già iniziato bene per me e Maria, sia per la nottata dell'1 trascorsa all'Edenlandia, il Luna Park di Napoli che aveva fatto apertura straordinaria dall'una alle sei per l'occasione, sia per quel bellissimo risveglio mattutino di inizio anno che tutti vorrebbero fare!


Quindi non mi posso lamentare, ma devo dire che fare un sogno come quello che sto per raccontarvi rende la continuazione di anno decisamente promettente! Speriamo davvero che continui così.

Ebbene sì, stanotte ho fatto un sogno, un bel sogno. Che io e Maria dovevamo andare a vedere un concerto di Claudio Lolli :-) E dove avrebbe potuto essere questo concerto se non in Calabria? :D Non è finita, ci sono altre cose del sogno che vanno dette. Il concerto era in un capannone, difficile da individuare, perché si trovava in aperta campagna in mezzo a un’altra trentina di capannoni. Situazione tipicamente lolliana, che io e Maria abbiamo già vissuto altre volte. Trovato il capannone, bisognava essere ancora più lolliani. E così abbiamo scoperto che il concerto era nella cantina...scendiamo nel sotterraneo, ci avviciniamo all’unica porticina e sentiamo la chitarra di Paolo che provava “Viaggio”, pareva quasi che lui e Claudio ci avessero sentito arrivare :-)


Entriamo, Claudio mi guarda, sorride, Paolo mi strizza l’occhio e si comincia con "Primo maggio di festa"...una signora mi chiede “Ma Lolli non è mancato quest’estate?”...e io candidamente le rispondo “Sì signora, purtroppo è vero, ma Claudio ama scherzare sempre e non mi stupirei del fatto che, come se ne sia andato, così sia anche tornato!”

Voglio molto bene a Claudio, e voi lo sapete! Auguro un buon anno a tutti e spero che anche a voi possa capitare presto di fare proprio uno dei sogni che vorreste fare!

Un abbraccio
Nico

giovedì 4 ottobre 2018

Lucia, io e La besa

Mi va di dedicare un post alla mia cara amica e compagna di scuola Lucia Vaccarella a cui voglio molto bene, e mi va di farlo spendendo qualche parola sull'ultimo suo bellissimo libro La besa, che mi ha tenuto compagnia durante molti dei miei continui viaggi in giro per l'Europa.

La besa, Lucia Vaccarella

Non mi basta mandare una recensione, voglio scrivere qualcosa anche qui, in questo luogo che sento un po' casa mia, una casa in cui, come disse Gianmaria Testa in Polvere di gesso, anche io "lascio aperta la mia porta se qualcuno verrà". Ormai lo sapete tutti che questo blog si chiama Basket, chitarra e matematica... ebbene sì, questo libro racchiude in pieno almeno chitarra e matematica, secondo e terzo petalo del trifoglio, e forse anche quello che il basket (primo petalo) ha rappresentato per me, ovvero una mia identità ben radicata del mio passato :-)

Cominciamo con il secondo petalo del trifoglio, la chitarra...e quindi con un altro cantautore che come sapete fa parte del mio bagaglio culturale.

La casa sul confine dei ricordi
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l'anima che hai!
(da Radici - F. Guccini)

 Radici, Francesco Guccini

Credo che non potesse venirmi in mente strofa più azzeccata per descrivere in due parole l’impatto forte che questo libro straordinario di Lucia ha avuto dentro di me, settimana dopo settimana, durante i momenti tutti miei, lontano dagli impegni lavorativi, che mi sono concesso per gustarlo, matematicamente. E non a caso questi versi sono tratti dalla canzone che sta in quello che probabilmente è l'album di Guccini che preferisco, a cui dà il titolo, e che forse più rappresenta il forte attaccamento alle sue origini e alla sua terra dell’Appennino tosco-emiliano di un personaggio come Francesco Guccini. Esattamente come Lucia, che con una scrittura semplice e nello stesso tempo straordinariamente ricca di dettagli ci trasporta attraverso il suo Abruzzo e la sua Chieti, condividendo le vicissitudini della sua famiglia, del loro vivere i propri sentimenti, i propri dolori, la propria terra, la propria identità.

Passiamo al terzo petalo del trifoglio. Come dicevo io ho una lettura matematica, che dedica più riflessione a ogni periodo che viene letto, e proprio da matematico mi va di paragonare questo libro a un reticolo, in cui le storie si intrecciano in continuazione più volte per poi riallacciarsi sempre.

Reticolo matematico

Quello che si nota sono le miriadi di legami costanti, personaggi che si intrecciano, che ritornano, pensieri che sembravano dimenticati una volta letti ma che riaffiorano sempre in maniera dirompente facendoti venire subito voglia di cercare e andare a rileggere. E non sono solo le storie a intrecciarsi, ma anche i sentimenti! Mentre leggi ti accorgi che anche tristezza, felicità, malattia e morte si intrecciano, così come gli anni che passano, lasciando dentro un senso di smarrimento a volte, che Lucia riesce a tramutare immediatamente in commozione. Sì, come Radici è la canzone giusta, il reticolo è la figura matematica che più secondo me identifica “La besa”. Lettura matematica, appunto!

Ho amato molto l’approccio usato da Lucia per raccontare, per raccontarsi, parlando alla propria figlia, cosa che fa pensare che questi racconti siano avvenuti dal vivo esattamente come li abbiamo letti.

La besa: Madre e figlia

Bello e commovente il modo in cui passa con naturalezza dalla vita alla morte e viceversa. E il tutto senza dimenticare anche quella parte delle radici carsiche di sua figlia che non coincidono con le sue, ma che sono diventate sue in maniera spontanea, come la proprietà transitiva, secondo la quale se A appartiene a B e B appartiene a C, allora A appartiene a C. Ricordo che, quando sono arrivato al capitolo intitolato “Due tigri”, ho capito perché Bruno Nacci ha voluto citarlo nella sua presentazione, che ovviamente mi sono riletto subito dopo.

L’idea che mi sono fatto è che “La besa” sia proprio questo, il fatto che ci siano valori talmente radicati nella nostra anima e nel nostro cuore, talmente nostri, che diventa assolutamente impensabile scacciarli via, sono parte di noi, e proprio per questo sono qualcosa che non potremmo mai tradire.

Non posso che ringraziare Lucia per l'opportunità che ci ha dato di leggere questo libro...mi sarebbe piaciuto averlo in formato e-book, il mio amico blogger Nicola Pezzoli, nonché grande scrittore secondo me, lo sa. Un matematico informatico come me preferisce sempre un e-book per la sua lettura matematica fatta di reticoli che vanno avanti, tornano indietro e rivanno avanti ancora una volta senza fermarsi :-) Però me lo sono gustato lo stesso in pieno, e ho scelto sempre il luogo più adatto, cosa anche questa che Nicola sa bene, ovvero il treno o l'aereo, luoghi in cui io passo una grossa fetta del mio tempo ormai da anni!

Io e Lucia

Ma ringrazio Lucia anche della sua amicizia costante, di avere sempre un pensiero affettuoso per il suo Nico e in questa foto, scattataci dal nostro comune amico Paolo durante un'incontro di compagni di scuola, c'è tutta l'essenza di un sentimento di amicizia che, per fortuna, non è cambiato nel tempo! 

giovedì 20 settembre 2018

Buon viaggio anche a te Goran

E così, un mese dopo Lolli, anche tu hai pensato bene di andartene :-( Il nostro binomio musica & scrittura di qualità sta perdendo pezzetto dopo pezzetto qui in Italia. In pochissimi ormai sanno scrivere e comporre come sapevi fare tu, sanno parlare con la chitarra nel modo in cui le parlavi tu. E soprattutto in pochissimi ormai, di coloro che come te hanno avuto successo, non si sono piegati alle leggi del mercato e non hanno accettato compromessi come invece hai fatto tu, pur sapendo che ti sarebbe costato. Ormai anche chi avrebbe le potenzialità si piega a questo mondo e smette di scrivere dignitosamente, proponendo roba decisamente scadente, ma che purtroppo piace. Tu non hai voluto farlo! E te ne sarò sempre grato!

Goran Kuzminac visto dal grande Cavezzali

Non ho avuto con Goran Kuzminac lo stesso rapporto stretto che ho avuto con Lolli, per cui non posso scrivere un post lungo, ma voglio ricordare anche lui a livello personale.

L'ho conosciuto a Cittanova, vicino Reggio Calabria, proprio a un concerto in cui c'erano oltre Lolli e Capodacqua anche lui e Luigi Grechi. Poi ci siamo rivisti a Offida, in provincia di Ascoli Piceno, sempre a un concerto di Lolli, e bevendo un bicchiere abbiamo scambiato due chiacchiere, dove lui parlò anche della sua grande ammirazione per Claudio!

E così siamo diventati amici su Facebook, scambiandoci ogni tanto qualche saluto, fino a quando lui mi fece una sorpresa bellissima. Mi chiese se io avessi il suo album "Fiato", e io gli dissi di no. Me lo ha spedito tutto in mp3 senza farsi dare un centesimo! Fu bellissima questa cosa, non me lo posso dimenticare. E...guarda un po', dentro "Fiato" c'è la canzone di Goran che mi piace di più, ovvero Carmen dal passo lungo, di una bellezza straordinaria! Non posso non proporla qui per salutarlo e dirgli che anche lui, come i suoi predecessori (Claudio, Ivan, Stefano, Gianmaria, Faber, Pierangelo, Rino, Pino e altri), ha lasciato un vuoto immenso quiggiù!

venerdì 24 agosto 2018

Ciao professor Claudio Lolli

Claudio e io, Campiglia Marittima (LI), 2010

Ciao professo'! E' così che ho salutato mio papà per il nono anniversario della sua scomparsa il 14 agosto, ed e' così che voglio salutare adesso Claudio Lolli, mancato quest'anno appena tre giorni dopo, il 17 agosto scorso. Entrambi professori di lettere appunto, entrambi innamorati dei propri studenti, dei quali erano al servizio, e mai hanno pensato che fossero i ragazzi a dover essere al loro servizio. Avevano entrambi un modo di insegnare molto simile, preoccupati di fare prima di tutto amare le materie letterarie anziché semplicemente impararle. La sua canzone, a cui per ovvi motivi sono molto legato, che più identifica questa dimensione di insegnante, come sarebbe piaciuto essere a me, si chiama "Via col vento", ed è di una bellezza straordinaria.


Loro lettere e io matematica. Sì, mi sarebbe piaciuto molto essere un professore di matematica, magari anarchico come il personaggio di "Via col vento", era quello che avrei voluto fare da grande, un insegnante che che riusciva a fare amare la matematica, ma la vita mi ha portato a dover fare altre scelte purtroppo.

Ho perso anche mia mamma nel mese di agosto di tre anni fa, e tanti anni fa il mio nonno paterno al quale ero estremamente legato. Un mese di perdite per me quello di agosto, di mancanze, di assenze. Claudio per me era come un padre, appunto uno dei miei padri come scrissi in questo post. Voi piedi di blog sapete benissimo quanto ho scritto di Lolli in questo blog, e quanto lui abbia significato per me, per l'uomo che sono diventato, il Nico che conoscete. So che qualcuno si aspettava questo post già da subito, ma ho voluto aspettare qualche giorno, ho dovuto metabolizzare la sua scomparsa e rendermi conto della realtà triste, quella che lui spesso ha raccontato, una realtà di morte.

Solo a lui poteva venire in mente di andarsene di venerdì 17, grande fino in fondo, come mi ha scritto il mio carissimo amico Antonio! Se n'è andato in punta di piedi, come ha sempre fatto, senza disturbare. Lui di morte se ne intendeva, è così che mi scrisse nove anni fa in un sms, che non dimenticherò mai, che mi mandò quando morì mio papà, strappandomi un sorriso :) Lo scrissi anche in questo post subito dopo la scomparsa di papà. Per me Lolli non era soltanto un cantautore che mi piaceva molto, uno che ha insegnato a tanti a scrivere senza accettare compromessi, a saper raccontare, mai volgare nella sua ironia e nella sua malinconia. Per me lui era come un padre, un maestro di vita, un amico, un fratello, un compagno. Ha regalato la sua amicizia a me e Maria senza chiedere nulla in cambio, con tenerezza, con dolcezza, con affetto. Nulla potrà ripagarmi più della felicità che gli si leggeva negli occhi quando ci vedeva.

Ci sono tanti episodi di autentico affetto che potrei raccontare, per esempio quello accaduto parecchi anni fa quando arrivai a Recanati dalla Lombardia con lo stesso Antonio che ho nominato prima e con la mia amica Maila, e Lolli quando mi vide sedermi fra il pubblico fermo' la sua chitarra e disse a Capodacqua "Guarda, c'è Nico". Chi se lo scorda! Anche la risposta che gli diede Paolo fu bellissima, e cioè "Oh no, anche qui è venuto!" :-))) Grande Paolo! O quello a Radicondoli nell'agosto del 2012 (insieme a lui e ai fedelissimi Capodacqua, Soldati e Tomasetta, eravamo io e Maria con Anna, Roberto, Narciso e Stefania), quando si sedette per cena vicino a me e continuava a fare battute su battute, e questa foto ne è la testimonianza...si vede infatti la sua faccia divertita per avermi fatto ridere in quel modo :-)

Claudio, io e Maria, Radicondoli (SI), 2012

Una considerazione personale sul Lolli artista, che ho già condiviso su altri social, la voglio scrivere anche qui. Non ci sono dubbi sul fatto che "Ho visto anche degli zingari felici" sia stato il disco che maggiormente ha fatto conoscere Claudio Lolli, nonostante i capolavori precedenti come "Aspettando Godot", "Un uomo in crisi" e "Canzoni di rabbia". Forse la stampa però si è un po' fermata, indegnamente secondo me, nei confronti di Claudio dopo quell'album, anche perché di capolavori ce ne sono stati anche dopo con "Disoccupate le strade dai sogni", "Extranei" e "Antipatici Antipodi", l'omonimo "Claudio Lolli", "Intermittenze del cuore", "Dalla parte del torto", "La scoperta dell'America"...dischi che ci hanno permesso di ascoltare pezzi stupendi come Analfabetizzazione, da cui ho tratto la mia firma "e i miei amici io li ho chiamati piedi perché ero felice solo quando si partiva" (firma che uso da tantissimi anni anche nelle mail di lavoro), Romantic Ballad, Come un dio americano e Non aprire mai, Via col vento appunto, Ulisse e Curva Sud, Folkstudio, e infine Poco di buono, con il sodalizio forte con i Gang concretizzatosi negli ultimi 20 anni. Mi va di citare anche la collaborazione con il mio amico Luca Bonaffini, storico compagno di viaggio di Pierangelo Bertoli, in un disco dello stesso Luca, Il ponte dei maniscalchi, di sui ho scritto qualcosa in questo post. Infine...Claudio ci lascia con un ultimo capolavoro, "Il grande freddo", da cui è tratto il bellissimo pezzo Non chiedere.


Questo disco ha permesso finalmente a Lolli di chiudere la sua splendida carriera con la Targa Tenco 2017 per questo album meraviglioso, premio che avrebbe strameritato anche in passato!

Per finire torniamo un attimo al personale, come è giusto che sia! Perché è il personale che un uomo meraviglioso come Claudio Lolli ha condiviso con tanti di noi, ed io mi ritengo fortunato a essere fra queste persone a cui Claudio ha donato la propria amicizia con dolcezza e spontaneità, ma soprattutto con affetto e volendo bene per davvero, senza mezzi fronzoli, senza stare sul piedistallo neanche per un secondo. Tanti di noi lolliani custodiscono nel proprio cuore forti ricordi di carattere personale con lui. Non occorre che scriva altro, questo blog è pieno di storie e racconti che mi legano a Claudio, basta fare questa ricerca sul blog.

Mi mancherai compagno a venire, e grazie di tutto l'affetto e l'amore che sei riuscito a darmi senza mai chiedere nulla in cambio. Non chiedere...appunto!



mercoledì 1 agosto 2018

Odio moderno, odio contemporaneo

Non avrei mai voluto postare qualcosa del genere, ma il momento attuale purtroppo lo impone, e ci vede increduli a guardare quello che sta succedendo attorno a noi. Mai avrei immaginato che sarebbe arrivato un momento in cui mi sarei dovuto incazzare tutti i giorni a leggere quello che viene scritto sui social, a quanto razzismo e quanto odio sono costretto ad assistere! :(

Lo stesso Lolli in un suo pezzo di qualche anno fa, intitolato Frequenze, aveva cominciato a parlare di odio moderno, odio contemporaneo, associandolo a un movimento come la Lega.


E ora sempre di più sta accadendo questo. Giorni fa mi venne in mente questa cosa. Se il mio vicino butta dal suo barcone...ehm...balcone una persona a lui indesiderata, e lo fa tranquillamente e addirittura legalmente, che problema c'è, anche io piglio una persona indesiderata e la butto tranquillamente dal mio balcone! Tanto a parte le rimostranze nessuno ci verrà a perseguire. Ecco, in questo periodo il mio vicino è lo stato francese per esempio e io sono lo stato italiano. Per fortuna tanti francesi e tanti italiani come me non butterebbero dal balcone proprio nessuna persona, ma piuttosto andrebbero a salvare quella del vicino impedendogli di buttarla. Anche se pare troppo complicato farlo entrare in testa, non è poi così difficile essere più umani del vicino.

Molti di coloro che scrivono e postano odio, parlano anche di paese accogliente, incluso quel personaggino che fomenta quest'odio e solidarizza oltretutto con le lobby delle armi! Lo stiamo vedendo! Per fortuna ci sono anche gli altri come me in questo paese, che accolgono, che non fanno di tutta l’erba un fascio, e non solo quelli che fomentano odio. E' solo grazie a noi che questo paese è accogliente. Da dove nasce l’odio? Dall’egoismo soprattutto secondo me, non solo da casi singoli che fanno fare di tutta l'erba un fascio. Il singolo può essere sia straniero che italiano. Egoismo di chi vuole tutto per sé, di chi non vuole condividere, di chi pensa di essere migliore degli altri. Un egoismo a 360 gradi, non solo verso l’immigrato, ma anche verso l’italiano stesso, un egoismo che pensa solo al proprio orticello e si regola di conseguenza. Continuo a pensare che siamo tutti esseri umani, tutti, e come tali tutti avremmo diritto a un mondo fatto di uguaglianza e di amore. Se succedono fatti isolati, è anche perché non viene data a tutti in egual misura la possibilità di vivere.

Bello il disco di Bennato "Pronti a salpare", che vede Edoardo schierato in pieno su questo tema, vale la pena di ascoltare questa canzone che dà il titolo all'album.




C'è una frase che mi dà particolarmente fastidio, ora ancora più di prima, ed è quella frase vergognosa e ipocrita "aiutare a casa loro". Perché per secoli tu occidentale, che spari questa frase ipocritamente, hai sfruttato e depredato terre e risorse che non ti appartenevano e quello che è peggio continui a farlo, causando guerre e pestilenze senza minimamente fare nulla in prima persona per aiutare a non morire in quella casa loro che tu contribuisci a distruggere. E poi sempre in prima persona, per esempio, ti dai da fare con richieste di beneficenza da parte della gente comune mostrando immagini di bambini secchi e malnutriti. Beneficenza, anzi dovere, che voi stessi stati occidentali dovreste fare istituzionalmente. Ma intanto voi e i vostri seguaci continuate a sentirvi a posto con la coscienza sbandierando questo assolutamente improbabile aiuto a casa loro. C'è da sciacquarsi la bocca, ma davvero tanto. E io, anche se fossi l'unico del condominio a farlo, continuerei sempre a salvare, non a buttare.

Voglio raccontare di un commento che mi è stato fatto sui social prima di chiudere con questo post, che vi avrà sicuramente già stufato! Il commento proveniva da un tipo che sbandierava il fatto di avere fatto un'adozione a distanza e chiedeva quindi che cosa avessi invece fatto io. C'è tanta ipocrisia anche in questo! Gli risposi che quello che sto facendo io sicuramente supera quello che sta facendo lui, che pure è encomiabile, ma stando comodamente a casa sua ad aiutarlo..."a casa sua" (che brutta frase). Sicuramente molti non adottano a distanza, è vero, e nemmeno io lo faccio, anche se faccio tante altre cose. Quello che invece sarei disposto a fare io e probabilmente non il tipo in questione, è di aiutare questi bambini qui, di adottarli qui! Ma si sa che le adozioni vere sono un business e sarebbe impossibile, e soprattutto adesso "aiutare qui" non va tanto di moda, si preferisce quel "casa loro" che sottintende un "meglio che ci stiano lontani". Quello che non sto facendo io invece è sostenere un assassino, sostenere uno che non si è vergognato di chiedere voti al Sud dopo averli trattati per anni come merdacce, uno che sostiene le lobby delle armi, uno che pensa prima al bene dei ricchi, uno che continua a dire di essere padre ma se ne fotte ampiamente di tanti altri padri...ce ne sarebbero ancora tante altre da dire. Ormai le ho sentite tutte, non credo ci siano per me altri argomenti per farmelo sembrare meno disumano. Anche se sono uno che discute e lo ha sempre fatto, ora mi sono stancato, anche di tutti coloro che si ergono a giustizieri e, dal proprio divano, chiedono che cosa gli altri stiano facendo.

Grazie come al solito di essere arrivati fin qui. Ora alla fine direi che ci stanno bene queste due frasi (due delle mie preferite) di Bertoli e Guccini: "Perché son fatto così e non ci posso far niente...non mi lego a questa schiera morrò pecora nera".

martedì 19 giugno 2018

Altro bel passaggio in Piedi dal Vivo

Come è tradizione mi piace molto raccontare di questi bellissimi passaggi! Stavolta si tratta di una mia giovane amica, Maria Antonietta, che abita a Pisticci in provincia di Matera e che ho conosciuto qualche anno fa grazie a un gruppo dedicato al grande Alberto Bertoli, figlio di Pierangelo come sapete, ma di cui ho parlato molto in questo blog perché è un ragazzo bravissimo che tiene aperta la bottega di famiglia come dice lui, ma nello stesso tempo è capace di esprimere grinta e sentimenti quando si trova sul palco!

Con la piccola Maria Antonietta (io ho quasi il triplo della sua età) è nata un'amicizia quasi subito, ci confrontavamo sui rispettivi gusti musicali che sono molto simili, sulla chitarra che per me ha rappresentato parecchio la mia giovinezza e per lei lo sta rappresentando adesso. Lei però suona molte più cose oltre la chitarra, per esempio la fisarmonica o gli strumenti a tastiera, e spesso mi manda pezzi cantati da lei facendomi sognare. Inoltre una cosa tenera che mi va di ricordare, Antonietta chiese amicizia a mia mamma, facendosi aiutare spesso con le versioni di greco e di latino, e questo mi piaceva molto, sia per lei che per mia mamma stessa :-)

Ce lo siamo riproposti spesso di vederci, ma la distanza è stata spesso un problema per una ragazza giovane come lei, e io e Maria abbiamo dovuto aspettare che lei venisse qui a Roma con i suoi genitori. E così un paio di settimane fa è venuta con loro...e uno dei suoi primi pensieri è stato telefonarmi per dirmi che era qui vicino e che le avrebbe fatto piacere finalmente conoscermi di persona. Io sono stato contentissimo di questo, sono quelle sensazioni che ti lasciano il dolce in bocca, quelle sensazioni in cui senti che qualcuno a te ci tiene veramente. E così io e Maria le abbiamo detto di venire a casa con un suo amico, giovane pure lui. Sono venuti armati di chitarra, e dopo una cena passata a ridere e scherzare, ci siamo seduti sul divano con tre chitarre e abbiamo cominciato quel repertorio che ci piace molto.


Riprendere in mano la chitarra per un periodo così lungo, nonostante la mia periartrite, è stato molto emozionante, e lo devo assolutamente ad Antonietta. Siamo andati da Francesco Guccini a Fabrizio De Andrè, da Pierangelo Bertoli a Alberto Bertoli, da Claudio Lolli a Stefano Rosso, Da Edoardo Bennato a Pino Daniele, poi De Gregori, Branduardi, Dalla, e tanto altro. Una delle emozioni maggiori l'ho avuta quando Anto ha cantato da sola Here's to you, canzone cantata da Joan Baez e dedicata a Sacco e Vanzetti, interpretandola con una voce bellissima, calda e nello stesso tempo coinvolgente.


Per non parlare di Simone, che sembra che con la chitarra ci parli per quanto è bravo! Una serata così bella non me la sarei davvero aspettata, ma soprattutto l'affetto che Maria e io abbiamo ricevuto da questa ragazza non si può descrivere a parole.

Qui c'è il blog di Maria Antonietta, che porta il titolo di una delle più belle canzoni di Pierangelo Bertoli. E ora non vediamo l'ora di poterci rivedere Anto, grazie ragazzi di questa serata che difficilmente scorderemo. Fra l'altro il tutto è coinciso con la prima volta in 5 anni che il mio amico Massimo mi ha sentito cantare Guccini. Mi sa che nemmeno lui se la scorderà questa serata :-)

Dopo quello di Monica (Turista di Mestiere), un altro passaggio con i fiocchi in Piedi dal Vivo :-) E spero che ce ne saranno ancora molti altri!