Resistente nel tempo

e i miei amici io li ho chiamati piedi
perché ero felice solo quando si partiva...
(analfabetizzazione - claudio lolli)




giovedì 4 ottobre 2018

Lucia, io e La besa

Mi va di dedicare un post alla mia cara amica e compagna di scuola Lucia Vaccarella a cui voglio molto bene, e mi va di farlo spendendo qualche parola sull'ultimo suo bellissimo libro La besa, che mi ha tenuto compagnia durante molti dei miei continui viaggi in giro per l'Europa.

La besa, Lucia Vaccarella

Non mi basta mandare una recensione, voglio scrivere qualcosa anche qui, in questo luogo che sento un po' casa mia, una casa in cui, come disse Gianmaria Testa in Polvere di gesso, anche io "lascio aperta la mia porta se qualcuno verrà". Ormai lo sapete tutti che questo blog si chiama Basket, chitarra e matematica... ebbene sì, questo libro racchiude in pieno almeno chitarra e matematica, secondo e terzo petalo del trifoglio, e forse anche quello che il basket (primo petalo) ha rappresentato per me, ovvero una mia identità ben radicata del mio passato :-)

Cominciamo con il secondo petalo del trifoglio, la chitarra...e quindi con un altro cantautore che come sapete fa parte del mio bagaglio culturale.

La casa sul confine dei ricordi
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l'anima che hai!
(da Radici - F. Guccini)

 Radici, Francesco Guccini

Credo che non potesse venirmi in mente strofa più azzeccata per descrivere in due parole l’impatto forte che questo libro straordinario di Lucia ha avuto dentro di me, settimana dopo settimana, durante i momenti tutti miei, lontano dagli impegni lavorativi, che mi sono concesso per gustarlo, matematicamente. E non a caso questi versi sono tratti dalla canzone che sta in quello che probabilmente è l'album di Guccini che preferisco, a cui dà il titolo, e che forse più rappresenta il forte attaccamento alle sue origini e alla sua terra dell’Appennino tosco-emiliano di un personaggio come Francesco Guccini. Esattamente come Lucia, che con una scrittura semplice e nello stesso tempo straordinariamente ricca di dettagli ci trasporta attraverso il suo Abruzzo e la sua Chieti, condividendo le vicissitudini della sua famiglia, del loro vivere i propri sentimenti, i propri dolori, la propria terra, la propria identità.

Passiamo al terzo petalo del trifoglio. Come dicevo io ho una lettura matematica, che dedica più riflessione a ogni periodo che viene letto, e proprio da matematico mi va di paragonare questo libro a un reticolo, in cui le storie si intrecciano in continuazione più volte per poi riallacciarsi sempre.

Reticolo matematico

Quello che si nota sono le miriadi di legami costanti, personaggi che si intrecciano, che ritornano, pensieri che sembravano dimenticati una volta letti ma che riaffiorano sempre in maniera dirompente facendoti venire subito voglia di cercare e andare a rileggere. E non sono solo le storie a intrecciarsi, ma anche i sentimenti! Mentre leggi ti accorgi che anche tristezza, felicità, malattia e morte si intrecciano, così come gli anni che passano, lasciando dentro un senso di smarrimento a volte, che Lucia riesce a tramutare immediatamente in commozione. Sì, come Radici è la canzone giusta, il reticolo è la figura matematica che più secondo me identifica “La besa”. Lettura matematica, appunto!

Ho amato molto l’approccio usato da Lucia per raccontare, per raccontarsi, parlando alla propria figlia, cosa che fa pensare che questi racconti siano avvenuti dal vivo esattamente come li abbiamo letti.

La besa: Madre e figlia

Bello e commovente il modo in cui passa con naturalezza dalla vita alla morte e viceversa. E il tutto senza dimenticare anche quella parte delle radici carsiche di sua figlia che non coincidono con le sue, ma che sono diventate sue in maniera spontanea, come la proprietà transitiva, secondo la quale se A appartiene a B e B appartiene a C, allora A appartiene a C. Ricordo che, quando sono arrivato al capitolo intitolato “Due tigri”, ho capito perché Bruno Nacci ha voluto citarlo nella sua presentazione, che ovviamente mi sono riletto subito dopo.

L’idea che mi sono fatto è che “La besa” sia proprio questo, il fatto che ci siano valori talmente radicati nella nostra anima e nel nostro cuore, talmente nostri, che diventa assolutamente impensabile scacciarli via, sono parte di noi, e proprio per questo sono qualcosa che non potremmo mai tradire.

Non posso che ringraziare Lucia per l'opportunità che ci ha dato di leggere questo libro...mi sarebbe piaciuto averlo in formato e-book, il mio amico blogger Nicola Pezzoli, nonché grande scrittore secondo me, lo sa. Un matematico informatico come me preferisce sempre un e-book per la sua lettura matematica fatta di reticoli che vanno avanti, tornano indietro e rivanno avanti ancora una volta senza fermarsi :-) Però me lo sono gustato lo stesso in pieno, e ho scelto sempre il luogo più adatto, cosa anche questa che Nicola sa bene, ovvero il treno o l'aereo, luoghi in cui io passo una grossa fetta del mio tempo ormai da anni!

Io e Lucia

Ma ringrazio Lucia anche della sua amicizia costante, di avere sempre un pensiero affettuoso per il suo Nico e in questa foto, scattataci dal nostro comune amico Paolo durante un'incontro di compagni di scuola, c'è tutta l'essenza di un sentimento di amicizia che, per fortuna, non è cambiato nel tempo! 

giovedì 20 settembre 2018

Buon viaggio anche a te Goran

E così, un mese dopo Lolli, anche tu hai pensato bene di andartene :-( Il nostro binomio musica & scrittura di qualità sta perdendo pezzetto dopo pezzetto qui in Italia. In pochissimi ormai sanno scrivere e comporre come sapevi fare tu, sanno parlare con la chitarra nel modo in cui le parlavi tu. E soprattutto in pochissimi ormai, di coloro che come te hanno avuto successo, non si sono piegati alle leggi del mercato e non hanno accettato compromessi come invece hai fatto tu, pur sapendo che ti sarebbe costato. Ormai anche chi avrebbe le potenzialità si piega a questo mondo e smette di scrivere dignitosamente, proponendo roba decisamente scadente, ma che purtroppo piace. Tu non hai voluto farlo! E te ne sarò sempre grato!

Goran Kuzminac visto dal grande Cavezzali

Non ho avuto con Goran Kuzminac lo stesso rapporto stretto che ho avuto con Lolli, per cui non posso scrivere un post lungo, ma voglio ricordare anche lui a livello personale.

L'ho conosciuto a Cittanova, vicino Reggio Calabria, proprio a un concerto in cui c'erano oltre Lolli e Capodacqua anche lui e Luigi Grechi. Poi ci siamo rivisti a Offida, in provincia di Ascoli Piceno, sempre a un concerto di Lolli, e bevendo un bicchiere abbiamo scambiato due chiacchiere, dove lui parlò anche della sua grande ammirazione per Claudio!

E così siamo diventati amici su Facebook, scambiandoci ogni tanto qualche saluto, fino a quando lui mi fece una sorpresa bellissima. Mi chiese se io avessi il suo album "Fiato", e io gli dissi di no. Me lo ha spedito tutto in mp3 senza farsi dare un centesimo! Fu bellissima questa cosa, non me lo posso dimenticare. E...guarda un po', dentro "Fiato" c'è la canzone di Goran che mi piace di più, ovvero Carmen dal passo lungo, di una bellezza straordinaria! Non posso non proporla qui per salutarlo e dirgli che anche lui, come i suoi predecessori (Claudio, Ivan, Stefano, Gianmaria, Faber, Pierangelo, Rino, Pino e altri), ha lasciato un vuoto immenso quiggiù!

venerdì 24 agosto 2018

Ciao professor Claudio Lolli

Claudio e io, Campiglia Marittima (LI), 2010

Ciao professo'! E' così che ho salutato mio papà per il nono anniversario della sua scomparsa il 14 agosto, ed e' così che voglio salutare adesso Claudio Lolli, mancato quest'anno appena tre giorni dopo, il 17 agosto scorso. Entrambi professori di lettere appunto, entrambi innamorati dei propri studenti, dei quali erano al servizio, e mai hanno pensato che fossero i ragazzi a dover essere al loro servizio. Avevano entrambi un modo di insegnare molto simile, preoccupati di fare prima di tutto amare le materie letterarie anziché semplicemente impararle. La sua canzone, a cui per ovvi motivi sono molto legato, che più identifica questa dimensione di insegnante, come sarebbe piaciuto essere a me, si chiama "Via col vento", ed è di una bellezza straordinaria.


Loro lettere e io matematica. Sì, mi sarebbe piaciuto molto essere un professore di matematica, magari anarchico come il personaggio di "Via col vento", era quello che avrei voluto fare da grande, un insegnante che che riusciva a fare amare la matematica, ma la vita mi ha portato a dover fare altre scelte purtroppo.

Ho perso anche mia mamma nel mese di agosto di tre anni fa, e tanti anni fa il mio nonno paterno al quale ero estremamente legato. Un mese di perdite per me quello di agosto, di mancanze, di assenze. Claudio per me era come un padre, appunto uno dei miei padri come scrissi in questo post. Voi piedi di blog sapete benissimo quanto ho scritto di Lolli in questo blog, e quanto lui abbia significato per me, per l'uomo che sono diventato, il Nico che conoscete. So che qualcuno si aspettava questo post già da subito, ma ho voluto aspettare qualche giorno, ho dovuto metabolizzare la sua scomparsa e rendermi conto della realtà triste, quella che lui spesso ha raccontato, una realtà di morte.

Solo a lui poteva venire in mente di andarsene di venerdì 17, grande fino in fondo, come mi ha scritto il mio carissimo amico Antonio! Se n'è andato in punta di piedi, come ha sempre fatto, senza disturbare. Lui di morte se ne intendeva, è così che mi scrisse nove anni fa in un sms, che non dimenticherò mai, che mi mandò quando morì mio papà, strappandomi un sorriso :) Lo scrissi anche in questo post subito dopo la scomparsa di papà. Per me Lolli non era soltanto un cantautore che mi piaceva molto, uno che ha insegnato a tanti a scrivere senza accettare compromessi, a saper raccontare, mai volgare nella sua ironia e nella sua malinconia. Per me lui era come un padre, un maestro di vita, un amico, un fratello, un compagno. Ha regalato la sua amicizia a me e Maria senza chiedere nulla in cambio, con tenerezza, con dolcezza, con affetto. Nulla potrà ripagarmi più della felicità che gli si leggeva negli occhi quando ci vedeva.

Ci sono tanti episodi di autentico affetto che potrei raccontare, per esempio quello accaduto parecchi anni fa quando arrivai a Recanati dalla Lombardia con lo stesso Antonio che ho nominato prima e con la mia amica Maila, e Lolli quando mi vide sedermi fra il pubblico fermo' la sua chitarra e disse a Capodacqua "Guarda, c'è Nico". Chi se lo scorda! Anche la risposta che gli diede Paolo fu bellissima, e cioè "Oh no, anche qui è venuto!" :-))) Grande Paolo! O quello a Radicondoli nell'agosto del 2012 (insieme a lui e ai fedelissimi Capodacqua, Soldati e Tomasetta, eravamo io e Maria con Anna, Roberto, Narciso e Stefania), quando si sedette per cena vicino a me e continuava a fare battute su battute, e questa foto ne è la testimonianza...si vede infatti la sua faccia divertita per avermi fatto ridere in quel modo :-)

Claudio, io e Maria, Radicondoli (SI), 2012

Una considerazione personale sul Lolli artista, che ho già condiviso su altri social, la voglio scrivere anche qui. Non ci sono dubbi sul fatto che "Ho visto anche degli zingari felici" sia stato il disco che maggiormente ha fatto conoscere Claudio Lolli, nonostante i capolavori precedenti come "Aspettando Godot", "Un uomo in crisi" e "Canzoni di rabbia". Forse la stampa però si è un po' fermata, indegnamente secondo me, nei confronti di Claudio dopo quell'album, anche perché di capolavori ce ne sono stati anche dopo con "Disoccupate le strade dai sogni", "Extranei" e "Antipatici Antipodi", l'omonimo "Claudio Lolli", "Intermittenze del cuore", "Dalla parte del torto", "La scoperta dell'America"...dischi che ci hanno permesso di ascoltare pezzi stupendi come Analfabetizzazione, da cui ho tratto la mia firma "e i miei amici io li ho chiamati piedi perché ero felice solo quando si partiva" (firma che uso da tantissimi anni anche nelle mail di lavoro), Romantic Ballad, Come un dio americano e Non aprire mai, Via col vento appunto, Ulisse e Curva Sud, Folkstudio, e infine Poco di buono, con il sodalizio forte con i Gang concretizzatosi negli ultimi 20 anni. Mi va di citare anche la collaborazione con il mio amico Luca Bonaffini, storico compagno di viaggio di Pierangelo Bertoli, in un disco dello stesso Luca, Il ponte dei maniscalchi, di sui ho scritto qualcosa in questo post. Infine...Claudio ci lascia con un ultimo capolavoro, "Il grande freddo", da cui è tratto il bellissimo pezzo Non chiedere.


Questo disco ha permesso finalmente a Lolli di chiudere la sua splendida carriera con la Targa Tenco 2017 per questo album meraviglioso, premio che avrebbe strameritato anche in passato!

Per finire torniamo un attimo al personale, come è giusto che sia! Perché è il personale che un uomo meraviglioso come Claudio Lolli ha condiviso con tanti di noi, ed io mi ritengo fortunato a essere fra queste persone a cui Claudio ha donato la propria amicizia con dolcezza e spontaneità, ma soprattutto con affetto e volendo bene per davvero, senza mezzi fronzoli, senza stare sul piedistallo neanche per un secondo. Tanti di noi lolliani custodiscono nel proprio cuore forti ricordi di carattere personale con lui. Non occorre che scriva altro, questo blog è pieno di storie e racconti che mi legano a Claudio, basta fare questa ricerca sul blog.

Mi mancherai compagno a venire, e grazie di tutto l'affetto e l'amore che sei riuscito a darmi senza mai chiedere nulla in cambio. Non chiedere...appunto!



mercoledì 1 agosto 2018

Odio moderno, odio contemporaneo

Non avrei mai voluto postare qualcosa del genere, ma il momento attuale purtroppo lo impone, e ci vede increduli a guardare quello che sta succedendo attorno a noi. Mai avrei immaginato che sarebbe arrivato un momento in cui mi sarei dovuto incazzare tutti i giorni a leggere quello che viene scritto sui social, a quanto razzismo e quanto odio sono costretto ad assistere! :(

Lo stesso Lolli in un suo pezzo di qualche anno fa, intitolato Frequenze, aveva cominciato a parlare di odio moderno, odio contemporaneo, associandolo a un movimento come la Lega.


E ora sempre di più sta accadendo questo. Giorni fa mi venne in mente questa cosa. Se il mio vicino butta dal suo barcone...ehm...balcone una persona a lui indesiderata, e lo fa tranquillamente e addirittura legalmente, che problema c'è, anche io piglio una persona indesiderata e la butto tranquillamente dal mio balcone! Tanto a parte le rimostranze nessuno ci verrà a perseguire. Ecco, in questo periodo il mio vicino è lo stato francese per esempio e io sono lo stato italiano. Per fortuna tanti francesi e tanti italiani come me non butterebbero dal balcone proprio nessuna persona, ma piuttosto andrebbero a salvare quella del vicino impedendogli di buttarla. Anche se pare troppo complicato farlo entrare in testa, non è poi così difficile essere più umani del vicino.

Molti di coloro che scrivono e postano odio, parlano anche di paese accogliente, incluso quel personaggino che fomenta quest'odio e solidarizza oltretutto con le lobby delle armi! Lo stiamo vedendo! Per fortuna ci sono anche gli altri come me in questo paese, che accolgono, che non fanno di tutta l’erba un fascio, e non solo quelli che fomentano odio. E' solo grazie a noi che questo paese è accogliente. Da dove nasce l’odio? Dall’egoismo soprattutto secondo me, non solo da casi singoli che fanno fare di tutta l'erba un fascio. Il singolo può essere sia straniero che italiano. Egoismo di chi vuole tutto per sé, di chi non vuole condividere, di chi pensa di essere migliore degli altri. Un egoismo a 360 gradi, non solo verso l’immigrato, ma anche verso l’italiano stesso, un egoismo che pensa solo al proprio orticello e si regola di conseguenza. Continuo a pensare che siamo tutti esseri umani, tutti, e come tali tutti avremmo diritto a un mondo fatto di uguaglianza e di amore. Se succedono fatti isolati, è anche perché non viene data a tutti in egual misura la possibilità di vivere.

Bello il disco di Bennato "Pronti a salpare", che vede Edoardo schierato in pieno su questo tema, vale la pena di ascoltare questa canzone che dà il titolo all'album.




C'è una frase che mi dà particolarmente fastidio, ora ancora più di prima, ed è quella frase vergognosa e ipocrita "aiutare a casa loro". Perché per secoli tu occidentale, che spari questa frase ipocritamente, hai sfruttato e depredato terre e risorse che non ti appartenevano e quello che è peggio continui a farlo, causando guerre e pestilenze senza minimamente fare nulla in prima persona per aiutare a non morire in quella casa loro che tu contribuisci a distruggere. E poi sempre in prima persona, per esempio, ti dai da fare con richieste di beneficenza da parte della gente comune mostrando immagini di bambini secchi e malnutriti. Beneficenza, anzi dovere, che voi stessi stati occidentali dovreste fare istituzionalmente. Ma intanto voi e i vostri seguaci continuate a sentirvi a posto con la coscienza sbandierando questo assolutamente improbabile aiuto a casa loro. C'è da sciacquarsi la bocca, ma davvero tanto. E io, anche se fossi l'unico del condominio a farlo, continuerei sempre a salvare, non a buttare.

Voglio raccontare di un commento che mi è stato fatto sui social prima di chiudere con questo post, che vi avrà sicuramente già stufato! Il commento proveniva da un tipo che sbandierava il fatto di avere fatto un'adozione a distanza e chiedeva quindi che cosa avessi invece fatto io. C'è tanta ipocrisia anche in questo! Gli risposi che quello che sto facendo io sicuramente supera quello che sta facendo lui, che pure è encomiabile, ma stando comodamente a casa sua ad aiutarlo..."a casa sua" (che brutta frase). Sicuramente molti non adottano a distanza, è vero, e nemmeno io lo faccio, anche se faccio tante altre cose. Quello che invece sarei disposto a fare io e probabilmente non il tipo in questione, è di aiutare questi bambini qui, di adottarli qui! Ma si sa che le adozioni vere sono un business e sarebbe impossibile, e soprattutto adesso "aiutare qui" non va tanto di moda, si preferisce quel "casa loro" che sottintende un "meglio che ci stiano lontani". Quello che non sto facendo io invece è sostenere un assassino, sostenere uno che non si è vergognato di chiedere voti al Sud dopo averli trattati per anni come merdacce, uno che sostiene le lobby delle armi, uno che pensa prima al bene dei ricchi, uno che continua a dire di essere padre ma se ne fotte ampiamente di tanti altri padri...ce ne sarebbero ancora tante altre da dire. Ormai le ho sentite tutte, non credo ci siano per me altri argomenti per farmelo sembrare meno disumano. Anche se sono uno che discute e lo ha sempre fatto, ora mi sono stancato, anche di tutti coloro che si ergono a giustizieri e, dal proprio divano, chiedono che cosa gli altri stiano facendo.

Grazie come al solito di essere arrivati fin qui. Ora alla fine direi che ci stanno bene queste due frasi (due delle mie preferite) di Bertoli e Guccini: "Perché son fatto così e non ci posso far niente...non mi lego a questa schiera morrò pecora nera".

martedì 19 giugno 2018

Altro bel passaggio in Piedi dal Vivo

Come è tradizione mi piace molto raccontare di questi bellissimi passaggi! Stavolta si tratta di una mia giovane amica, Maria Antonietta, che abita a Pisticci in provincia di Matera e che ho conosciuto qualche anno fa grazie a un gruppo dedicato al grande Alberto Bertoli, figlio di Pierangelo come sapete, ma di cui ho parlato molto in questo blog perché è un ragazzo bravissimo che tiene aperta la bottega di famiglia come dice lui, ma nello stesso tempo è capace di esprimere grinta e sentimenti quando si trova sul palco!

Con la piccola Maria Antonietta (io ho quasi il triplo della sua età) è nata un'amicizia quasi subito, ci confrontavamo sui rispettivi gusti musicali che sono molto simili, sulla chitarra che per me ha rappresentato parecchio la mia giovinezza e per lei lo sta rappresentando adesso. Lei però suona molte più cose oltre la chitarra, per esempio la fisarmonica o gli strumenti a tastiera, e spesso mi manda pezzi cantati da lei facendomi sognare. Inoltre una cosa tenera che mi va di ricordare, Antonietta chiese amicizia a mia mamma, facendosi aiutare spesso con le versioni di greco e di latino, e questo mi piaceva molto, sia per lei che per mia mamma stessa :-)

Ce lo siamo riproposti spesso di vederci, ma la distanza è stata spesso un problema per una ragazza giovane come lei, e io e Maria abbiamo dovuto aspettare che lei venisse qui a Roma con i suoi genitori. E così un paio di settimane fa è venuta con loro...e uno dei suoi primi pensieri è stato telefonarmi per dirmi che era qui vicino e che le avrebbe fatto piacere finalmente conoscermi di persona. Io sono stato contentissimo di questo, sono quelle sensazioni che ti lasciano il dolce in bocca, quelle sensazioni in cui senti che qualcuno a te ci tiene veramente. E così io e Maria le abbiamo detto di venire a casa con un suo amico, giovane pure lui. Sono venuti armati di chitarra, e dopo una cena passata a ridere e scherzare, ci siamo seduti sul divano con tre chitarre e abbiamo cominciato quel repertorio che ci piace molto.


Riprendere in mano la chitarra per un periodo così lungo, nonostante la mia periartrite, è stato molto emozionante, e lo devo assolutamente ad Antonietta. Siamo andati da Francesco Guccini a Fabrizio De Andrè, da Pierangelo Bertoli a Alberto Bertoli, da Claudio Lolli a Stefano Rosso, Da Edoardo Bennato a Pino Daniele, poi De Gregori, Branduardi, Dalla, e tanto altro. Una delle emozioni maggiori l'ho avuta quando Anto ha cantato da sola Here's to you, canzone cantata da Joan Baez e dedicata a Sacco e Vanzetti, interpretandola con una voce bellissima, calda e nello stesso tempo coinvolgente.


Per non parlare di Simone, che sembra che con la chitarra ci parli per quanto è bravo! Una serata così bella non me la sarei davvero aspettata, ma soprattutto l'affetto che Maria e io abbiamo ricevuto da questa ragazza non si può descrivere a parole.

Qui c'è il blog di Maria Antonietta, che porta il titolo di una delle più belle canzoni di Pierangelo Bertoli. E ora non vediamo l'ora di poterci rivedere Anto, grazie ragazzi di questa serata che difficilmente scorderemo. Fra l'altro il tutto è coinciso con la prima volta in 5 anni che il mio amico Massimo mi ha sentito cantare Guccini. Mi sa che nemmeno lui se la scorderà questa serata :-)

Dopo quello di Monica (Turista di Mestiere), un altro passaggio con i fiocchi in Piedi dal Vivo :-) E spero che ce ne saranno ancora molti altri!


mercoledì 2 maggio 2018

I miei dischi del terzo millennio

Circa un mesetto fa sono stato uno dei "nominati" dalla mia amica Paola per un giochino abbastanza carino su Facebook, in cui tutti noi nominati avremmo dovuto postare, con un post al giorno e senza dare alcuna spiegazione del motivo di ogni scelta, i dieci album che hanno veramente avuto un impatto forte su noi stessi e che ancora oggi ascoltiamo. Inoltre, siccome il giochino sicuramente è partito da lontano, la spiegazione era completamente in inglese.

Io uso sicuramente Facebook, ma non costantemente, per cui non sarei sicuramente riuscito a pubblicare un post al giorno...però il giochino mi piaceva, e mi aveva fatto piacere che Paola mi avesse coinvolto. Mi sono quindi permesso di postare tutti i 10 album in un colpo solo, senza dare spiegazioni, aggiungendone altri due in modo da fare da buon matematico un rettangolo perfetto :-)  Mi sono reso conto poi che tutti gli album scelti, fra i quali ne mancavano anche parecchi importantissimi (Ivan Graziani, Lucio Dalla, Banco del Mutuo Soccorso, Dire Straits e tanti altri), appartenevano tutti al secolo scorso, e da qui la voglia di scrivere questo post!


Li ho riproposti nell'immagine qui sopra senza dare ovviamente nessuna spiegazione, per introdurre quelli che sono invece i miei dischi del terzo millennio (ne ho scelti 16, ma anche qui ce ne sono sicuramente molti altri), per i quali qualche piccola spiegazione vorrei anche darla e che ho raccolto nell'immagine qui sotto in ordine sparso!


Come dicevo ne mancano alcuni, non c'è per esempio Guccini con L'Ultima Thule che è un bel disco ma non come i suoi storici, non c'è Bennato che invece è tornato a schierarsi, e questo mi piace, con le denunce alle religioni de "L'uomo occidentale" che ho anche recensito qui e a cui sono molto affezionato, e all'odio barbaro nei confronti dell'immigrazione di "Pronti a salpare", come hanno fatto anche i Gang nel disco che invece c'è nei 16. La scelta è stata anche dettata dal fatto che molti di questi album sono di ragazzi che oggi sono miei amici, ragazzi che hanno dovuto combattere contro il bruttissimo mercato di questo terzo millennio, che ha posto solo per i talent show di oggi per i quali le parole delle canzoni non hanno ormai alcuna importanza. Per fortuna tanti di questi ragazzi, che invece qualcosa da dire ce l'hanno veramente, non si sono mai arresi, spesso anche autoproducendosi e facendosi un mazzo per andare in giro a fare concerti per pochi soldi in quei locali che li ospitano o nelle piazze. Quei 10 euro per comprare i loro dischi li spendo sempre molto volentieri per ascoltare musica e parole di vera e altissima qualità.

Cominciamo quindi con questo viaggio fra i miei dischi del terzo millennio, dal primo in alto a sinistra all'ultimo in basso a destra!
  • Bianchirossigiallineri - E' del mio caro amico Paolo Capodacqua, di cui ho parlato spesso in questo blog, per esempio in questo post, anche perché ha accompagnato Claudio Lolli come suo chitarrista in tutti i concerti che ha fatto a partire da oltre 20 anni fa. Paolo ha anche messo in musica poesie di Gianni Rodari ed è anche autore lui stesso di parecchie canzoni per bambini, e questo disco bellissimo ne è la testimonianza. Da ascoltare assolutamente per intero!
     
  • Chupadero - Questo disco che profuma di America del West è il frutto del lavoro di alcuni cantautori emergenti, fra cui il mio carissimo amico Andrea Parodi di Cantù, da non confondere con i Tazenda, e il bravissimo Massimiliano Larocca, toscanaccio doc. Adoro particolarmente Pancho e Lefty, dove Andrea e Massimiliano ripropongono la storia, raccontata dal grande Townes Van Zandt, del famoso bandito Pancho Villa tradito per soldi dal suo amico Lefty, che nonostante tutto gli voleva bene.
     
  • Bertoli - Conoscere Alberto Bertoli, bravissimo figlio di Pierangelo, e diventare suo amico, è stata sicuramente una delle svolte di questo terzo millennio. Questo disco, che si chiama Bertoli, segna sicuramente la sua maturazione come artista, e io sono molto legato a questo album perché nelle parole della canzone principale, E così sei con me, in cui Alberto parla di suo padre, io ci ho rivisto mia madre...e ne ho parlato in questo post.
     
  • L'osceno del villaggio - Nonostante mia moglie Maria sia napoletana e Federico Salvatore sia molto conosciuto a Napoli, e anche lei lo conosceva bene, io ho scoperto Federico Salvatore con questo disco bellissimo, grazie al mio amico Ezio.  Le denunce presenti in questo album, come per esempio in Se io fossi San Gennaro o la stessa L'osceno del villaggio sono forti e la musica è bellissima. Non manca neanche il pezzo goliardico, Tournée, tipico del Federico Salvatore più conosciuto.
     
  • Il grande freddo - E' l'album, forse purtroppo l'ultimo, di Claudio Lolli, che gli è valso il premio Tenco come miglior album del 2017. Ne ho parlato abbondantemente in questo post da cui si capisce quanto ci sia affezionato.
     
  • Novembre - Per me uno dei capolavori di questo decennio da parte del mio amico Massimiliano D'Ambrosio, cantautore romano che è stato anche frequentatore del famoso Folkstudio. Le parole bellissime, che vanno sempre al punto come è stile di Max, si accompagnano con una musica dolce che toglie il fiato. Novembre è il bellissimo pezzo che dà il titolo al disco. Nel disco parla anche della triste vicenda di Stefano Cucchi in Scese lenta l'ultima neve o ci racconta il dramma di un ragazzo costretto a fare la guerra che scrive una Lettera dalla Palestina.
     
  • Piccolo mondo antico - Il mio caro e dolce Stefano Rosso ha scritto e pubblicato questo splendido album poco prima che ci lasciasse. Le canzoni sono tutte bellissime, la mia preferita è sicuramente Twilight, ma anche pezzi come L'ultimo romano sotto forma di intervista meritano parecchio. Molto bello il film realizzato dal giovane cantautore Simone Avincola, intitolato appunto "L'ultimo romano", che ripercorre un personaggio straordinario e leale come Stefano! Poi ci tengo anche a dire del grande piacere che mi ha fatto diventare amico di sua figlia Stefania, a cui voglio molto bene...sì, proprio lei, la piccola della bellissima Lettera a un pulcino :-)
     
  • Sangue e cenere - I Gang sono stati una delle più belle scoperte di questo terzo millennio. Ho amato molto canzoni, sempre estremamente schierate a sinistra, come Sesto San Giovanni o La pianura dei sette fratelli. Sangue e cenere per me è forse il disco più bello che hanno prodotto, tramite una campagna di crowdfunding, dove la rabbia di Marino Severini esplode in tutti quei momenti in cui parla di partigiani o di immigrazione. Amo molto Marenostro in cui appunto si parla del rischio costante che i barconi al largo della Sicilia affondino.
     
  • Resistenza e amore - Il mio amico Alessio Lega ha sempre scritto roba di qualità e altamente schierata, dando voce a persone e fatti che in pochi si sono ricordati di ricordare quando invece se ne dovrebbe parlare sempre e continuamente. Mi riferisco per esempio a L'ultima galleria, che chiude dicendo "Piazza Alimonda...pardon, Piazza Carlo Giuliani!", e non credo ci sia bisogno di dire altro.
     
  • Soldati - Sono molto affezionato a questo disco del mio amico Andrea Parodi, giovane cantautore di Cantù, anche lui spesso molto schierato come piace a me. Ci sono affezionato perché questo suo secondo album l'ho visto nascere e l'ho visto crescere, ricordo che Andrea ce ne parlava spesso quando veniva a cena da noi o ci vedevamo per qualche suo concerto. Andrea mi ha anche regalato la prima master, in cui c'erano i brani con la sola musica su cui Claudio Lolli (Per non sentirsi soli) o Luigi Grechi (Formia ha Gaeta) avrebbero poi cantato prima della pubblicazione del disco. Davvero un gran bel lavoro. Ad Andrea avevo anche dedicato questo post sul blog :-)
     
  • Solo dal vivo - Ho scoperto purtroppo Gianmaria Testa troppo tardi, e l'ho amato fin dal primo momento ascoltando quella canzone stupenda che è Dentro la tasca di un qualunque mattino. Questo è l'unico album di raccolte che ho incluso fra i 16, proprio perché include molti dei brani più belli di Gianmaria, dedicati spesso agli ultimi, e che ci ha lasciato anche lui troppo presto :-( Di Gianmaria ho parlato molto in questo post.
     
  • Terra di nessuno - In questo terzo millennio in cui si parla continuamente di guerre, che in tutto il mondo non mancano purtroppo e in tanti potenti non perdono occasione per imporne la necessità, ho scoperto i Del Sangre di Luca Mirti, un giovane cantautore fiorentino che si è distinto secondo me anche lui per il modo forte in cui si schiera, per esempio ricordando il nostro Peppino Impastato in Radio Aut. Il brano contro la guerra a cui invece mi riferisco si intitola Perché non ci vai tu ...tu potente...a fare la guerra ovviamente!
     
  • Sailing to Philadelphia - Ho voluto inserire questo disco di Mark Knopfler, subito dopo la separazione dei Dire Straits, che ho amato e ascoltato molto. Unico straniero di questi 16, ma l'ho voluto inserire perché l'impatto che ha avuto su di me quando ho ascoltato casualmente la prima volta What it is è stato veramente forte. Ci ho scritto alcuni anni fa un post su questo blog.
     
  • Treni - Un mio grande amico, un grande musicista, un grande paroliere! Ecco, questo è Luca Bonaffini, che ha collaborato per tanti anni con Pierangelo Bertoli scrivendo alcune delle sue canzoni più belle, per esempio Dal vero e Chiama piano, che a me e Maria piacciono particolarmente. Poi bella la collaborazione con Claudio Lolli, di cui ho parlato in questo post. Treni è stato un disco completo, in cui Luca si suggella come musicista e paroliere, confermandosi un acuto osservatore del mondo che lo circonda.
     
  • Tempus Fugit - Ho conosciuto la mia amica Maria Devigili (con l'accento sulla seconda i come dice lei...cosa che fra l'altro io sapevo già) grazie al mio amico blogger Diego L'Alligatore, e da quel momento non l'ho più abbandonata, avendo anche il piacere di diventare suo amico. Quasi sempre schierata con le parole delle sue canzoni, come ho già scritto in questo post, si è rivelata anche una grande musicista. Dopo l'ultima esperienza di musica da strada a Nashville, credo abbia raggiunto una maturità che le ha permesso di pubblicare quello che secondo me è il suo lavoro migliore, Tempus Fugit! Una denuncia molto ben fatta al mondo dei social, che spesso mette da parte i rapporti umani dal vivo. Da rimarcare in questo senso un pezzo meraviglioso come Inconsapevoli.
     
  • 301 guerre fa - Chiudo con 301 guerre fa, l'unico album di Pierangelo Bertoli di questo terzo millennio uscito purtroppo poco prima che ci lasciasse. Anche questo un album molto ben fatto contro la guerra, che ribadisce anche le mie posizioni a riguardo, con musiche di altissimo livello e parole sempre molto forti e cariche di denuncia, come ci aveva abituato Pierangelo fin dall'inizio. Sul discorso guerra c'è una frase detta da Bertinotti tanti anni fa che non posso dimenticare, e cioè "Un'alleanza che tenga può cominciare solo dal fatto di essere tutti contro la guerra". Di errori ne ha fatti tanti anche lui, ma quest'affermazione mi è rimasta impressa.
A presto ciao, e grazie a tutti per avere avuto la pazienza di arrivare alla fine!
Nico

mercoledì 11 aprile 2018

Mezzo repost su Eskimo

Lo avevo promesso già da qualche giorno alla nostra Sara che le avrei fatto una sorpresa, per cui mi prendo un quarto d'ora di pausa per fare questo mezzo repost di un pezzo che avevo scritto diversi anni fa su come una delle più belle canzoni di Guccini, che appunto Sara mi ha detto essere la sua preferita, mi rappresentasse. Forse l'album di Guccini a cui sono più legato è Radici, ma devo dire che in tutti gli altri ci sono canzoni come "Canzone di notte n. 2", "Amerigo", "Keaton" (di cui c'è ovviamente anche la versione di Lolli, visto che la canzone è sua) e tantissime altre a cui sono legato.

In quel post, scritto quando i newsgroup erano all'apice e quello dedicato a Guccini era fra i più attivi, scrissi quanto una canzone come Eskimo potesse rappresentarmi, quando mi sentissi vicino a quello che il Guccio raccontava. Oggi probabilmente tante parole e tanti concetti non li riscriverei esattamente nel modo che leggerete, però non voglio cambiare nulla al pezzo che sto ripostando. Del resto, come disse lo stesso Guccini nella canzone, sarà per aver 15 anni in meno :-)

Un abbraccio a tutti
Nico

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SENTIRSI RAPPRESENTATI DA UNA CANZONE
(it.fan.musica.guccini, nicochillemi, Luglio 2000)

Qualche giorno fa, nel mio consueto appuntamento serale con me stesso e la chitarra, mi e' venuto in mente di come ci si puo' sentire rappresentati da una canzone, e inevitabilmente il mio pensiero e' andato a Guccini e De Andre'. Ma, mentre nel caso di De Andre' la scelta era piu' semplice e cadeva senza dubbio su Giugno 73 per tutta una serie di motivi molto personali, nel caso di Guccini mi sono reso conto che tutto era molto piu' difficile. Per questo mi sono messo a pensare, in silenzio, vale a dire senza strimpellare nulla, perche' avevo voglia di cominciare proprio con la canzone del Guccio che maggiormente penso mi rappresenti.

  
Ci sono tante canzoni di Guccini che amo in modo particolare, e una di queste e' sicuramente "Canzone delle osterie di fuori porta" (colgo qui l'occasione per ringraziare un carissimo amico, Antonello, per le cene consumate insieme durante le mie trasferte romane in questo tipo di osterie, ai castelli romani).  Infatti ero indeciso se cantare questa o quella che poi ho invece cantato.
  
Avrei potuto scegliere Piccola storia ignobile, che secondo me e' una delle canzoni piu' belle e piu' coraggiose che sia mai stata scritta, per l'epoca in cui lo e' stata, cosi' come avrei potuto scegliere Incontro, che amo particolarmente e che fa parte del mio album preferito, Radici. E dello stesso album avrei potuto sceglierne tante, tutte, prima in classifica La locomotiva, per la magia che ti fa vivere cantarla con il pugno alzato!
  
O avrei potuto scegliere una delle canzoni di notte, in particolare la 3 che mi ricorda una suonata con alcuni amici carissimi in piena notte, quando pensavamo di essere sufficientemente lontani da ogni casa abitata, mentre invece... sob... ci sbagliavamo (ci hanno detto di non fare piu' casino, non disturbare, canteremo solo in modo clandestino, senza vociare, poi gignando ce ne andremo pian pianino per sederci lungo il fiume ad aspettare)... e in effetti dopo aver smesso di cantare per cause di forza maggiore ce ne andammo ad aspettare l'alba!
  
O anche avrei potuto scegliere Inutile (a Rimini la spiaggia com'e' vuota quasi inutile di marzo) che ti fa piombare in un film che, tolta la storia d'amore triste descritta dal Guc, tutto sommato mi manca molto. Parlo delle passeggiate che, anche d'inverno, prima di venire a Milano facevo nei paesini di mare abruzzesi e siciliane... per esempio Francavilla al Mare, che raggiungevo da Chieti in 15 minuti... o le passeggiate lungo il porto di Messina, sempre pieno di pescatori che si portano la sedia e la scodella con un piatto di pasta, e rimangono li' fino a tarda notte... si', il mare mi manca molto, anche d'inverno! 
  
Cosi' come avrei potuto scegliere Ti ricordi quei giorni, che anche nella tristezza ti fa ricordare che nella vita sono esistite anche cose belle che non e' giusto dimenticare, soprattutto in un mondo in cui si tende a ricordare soltanto cio' che e' brutto e negativo.
  
Non ho scelto nessuna di queste.
  
Ho scelto Eskimo. Perche' Eskimo? Prima di tutto perche', anche se avevo solo 8 anni, penso che il 68 sia stato uno degli eventi di massa piu' belli del secolo, forse l'unico in cui si lottava veramente per qualcosa di comune, l'unico in cui spesso anche personaggi dell'altra sponda si sono identificati, l'unico che abbia nei secoli davvero aggregato anziche' dividere, come nel mondo generalmente e' sempre accaduto, e soprattutto l'unico dove nessuno aveva paura di prendere delle iniziative di massa! Penso soprattutto a oggi, in cui quasi non ci si mette d'accordo neanche per fare solo un piccolo sciopero. 
  
Ho scelto Eskimo anche perche' l'album che la contiene, Amerigo, e' uscito nel 78, e io preferisco i numeri dispari a quelli pari :-) e quindi quel 7 al posto del 6 mi dava quasi l'impressione di vivere i momenti di quegli anni di cui purtroppo conosco solo la storia, e che mi dispiace tanto non aver potuto condividere con altri. Eskimo con certe frasi (per esempio questa: di soldi in tasca niente e tu lo sai, che mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai) mi faceva capire che in fondo erano i miei ideali, piu' paritari, di maggiore uguaglianza, a meritare molto piu' rispetto rispetto (e te dai... come dice Guccini ne "I fichi"... ma che potevo metterci?) alla moto di un compagno o allo stereo che soltanto a 30 anni mi sono potuto permettere.
  
E infine ho scelto Eskimo perche' penso sia una delle canzoni politiche piu' belle che siano mai state scritte.

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